Assistenza sociale, cultura e patrimonio al centro del Bilancio Sociale 2025 approvato insieme al rinnovo degli organi di Fondazione BPB

Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico approva, oltre al Bilancio economico, il Bilancio Sociale 2025, che racconta un anno di consolidamento dell’attività filantropica a servizio del territorio bergamasco, con erogazioni complessive pari a oltre 800 mila euro (805.319), di cui 500 mila ordinarie e 300 mila straordinarie.

Nel suo trentaquattresimo anno di attività, la Fondazione conferma così il proprio ruolo di servizio alla comunità bergamasca.

Un impegno che si è sviluppato su tutti gli ambiti di intervento della Fondazione – dall’assistenza sociale alla promozione dell’arte e della cultura, dalla tutela del patrimonio artistico alla ricerca scientifica e alla formazione – confermando una presenza attenta e continua accanto ai bisogni della comunità.

ASSISTENZA SOCIALE PRIORITÀ, QUASI METÀ DELLE RISORSE

L’assistenza sociale alle persone fragili si conferma il principale ambito di intervento, con il 48,1% delle erogazioni ordinarie (243.419 euro) destinate a sostenere mense, centri di accoglienza, progetti di reinserimento lavorativo e iniziative di supporto alle categorie più in difficoltà: donne, giovani, persone private della libertà personale.

Accanto a questo, la Fondazione ha continuato a investire nella cultura e nell’arte (123.500 euro), nella tutela del patrimonio, nell’istruzione e nella ricerca, contribuendo alla qualità della vita e alla coesione del territorio.

CULTURA E IDENTITÀ: INTERVENTI STRAORDINARI

Tra le iniziative più significative del 2025 si segnalano due interventi straordinari:

• l’acquisizione dell’opera Il Grande Cardinale in piedi di Giacomo Manzù, donata alla Città di Bergamo.
• il contributo alla Fondazione Adriano Bernareggi per il grande restauro dell’Aula Picta in Città Alta, parte del nuovo Museo Diocesano di Bergamo, così restituita alla fruizione pubblica.

Due azioni che testimoniano l’impegno della Fondazione nella valorizzazione dell’identità culturale e artistica del territorio.

Nel corso del 2025 la Fondazione, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha inoltre promosso il ciclo di incontri “Comunità in dialogo”, pensato per favorire occasioni di confronto tra istituzioni, realtà sociali e cittadini sui temi di interesse collettivo.

UN IMPEGNO COSTANTE NEL TEMPO

Dalla sua nascita nel 1991, la Fondazione ha sostenuto oltre 1.500 progetti, erogando complessivamente circa 40 milioni di euro a favore della comunità bergamasca. Nel quinquennio 2021–2025, gli interventi hanno riguardato in modo trasversale tutti i settori, con una particolare incidenza sulla tutela del patrimonio artistico e sull’assistenza sociale.

SOLIDITÀ E PROSPETTIVA

La Fondazione conferma una solida base patrimoniale, con un patrimonio netto pari a oltre 15,4 milioni di euro, e una capacità di programmazione che vede già deliberati oltre 275 mila euro per erogazioni future.

Un elemento che consente di guardare con continuità agli impegni dei prossimi anni, mantenendo saldo il legame con il territorio e la capacità di risposta ai bisogni emergenti.

Il 2025 segna inoltre un passaggio importante nel percorso evolutivo della Fondazione, con l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) nella sezione degli Enti Filantropici.

CONTINUITA’ NELLA GOVERNANCE

Nel corso della seduta del Consiglio di Amministrazione che ha approvato il Bilancio economico e sociale 2025, Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico ha inoltre provveduto al rinnovo dei propri organi sociali per il triennio 2026–2028, nel segno della continuità e della prosecuzione del lavoro svolto negli ultimi anni.

Sono stati confermati i componenti del Consiglio di Amministrazione: Armando Santus, Rossella Leidi, Daniele Pastore, Stefano Berlanda, Marco Ghitti, Raffaella Giavazzi e Laura Viganò.

Armando Santus è stato confermato nel ruolo di Presidente della Fondazione, così come Rossella Leidi nel ruolo di Vicepresidente.

Si rinnova parzialmente anche il Collegio dei Revisori, con l’uscita di Marco Rescigno e l’ingresso di Elena Rubini. Confermati Giorgio Berta, nel ruolo di Presidente, e Raffaele Moschen.

LA DICHIARAZIONE

Armando Santus, Presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico: “Il Bilancio Sociale rappresenta per noi uno strumento di trasparenza, ma anche l’occasione per restituire alla comunità il senso del lavoro svolto. Il 2025 conferma un impegno costante su tutti i fronti, con una particolare attenzione alle persone più fragili, che rimangono al centro della nostra azione.

Accanto a questo, continuiamo a investire nella cultura, nel patrimonio e nella formazione, perché crediamo che lo sviluppo di una comunità passi anche attraverso la qualità dei luoghi, delle relazioni e delle opportunità.

La solidità della Fondazione e il sostegno di Intesa Sanpaolo, ci consentono di operare con continuità, guardando al futuro con responsabilità e con la volontà di continuare a essere un punto di riferimento per il territorio bergamasco

La riconferma degli organi sociali rappresenta per noi un segnale importante di continuità e fiducia, che ci permette di proseguire il lavoro avviato in questi anni mantenendo saldo il legame con la comunità bergamasca e con i valori che ispirano l’azione della Fondazione. Desidero inoltre rivolgere un sincero ringraziamento a Marco Rescigno per il contributo offerto nel Collegio dei Revisori e formulare un augurio di buon lavoro a Elena Rubini, che entra oggi a far parte dell’Organo di controllo della Fondazione.”.

I Bilanci sono disponibili sul sito della Fondazione qui.

Inaugurato il nuovo Museo Diocesano di Bergamo. Aula Picta con accesso gratuito la prima domenica del mese grazie a Fondazione BPB

‘il Bernareggi’, il nuovo Museo Diocesano di Bergamo, è aperto nel cuore di Città Alta. Al suo interno l’Aula Picta, cuore della nuova sede del Museo, l’antico Palazzo Vescovile di Bergamo.

Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF ha sostenuto il restauro dell’Aula Picta – che continuerà nel 2026 -, vero e proprio tesoro della città, per permettere a tutti di ammirare i suoi stupendi affreschi del XIII secolo. Per questo ogni prima domenica del mese l’Aula Picta sarà visitabile gratuitamente.

Qui l’approfondimento sull’Aula Picta e sui lavori di restauro in corso.

Su fondazionebernareggi.it tutte le informazioni sul nuovo Museo Diocesano Adriano Bernareggi.

‘IL BERNAREGGI’ – IL NUOVO MUSEO DIOCESANO DI BERGAMO

Il Museo Diocesano Adriano Bernareggi torna sul colle di San Salvatore, dove fu inaugurata la sua prima sede nel 1961. Su una superficie espositiva di oltre 900 metri quadrati trovano sede circa 70 opere d’arte, distribuite in dieci sale su due piani. Si tratta di dipinti, sculture e oggetti preziosi risalenti ad un periodo che va dal XIV al XX secolo: dalla scultura medievale a Lorenzo Lotto e Andrea Previtali, da Giovan Battista Moroni a Carlo Ceresa ed Evaristo Baschenis (XV-XVIII secolo), fino all’omaggio novecentesco a Manzù e Scorzelli. A queste esposizioni si aggiungono opere provenienti da alcune parrocchie della Diocesi, che saranno esposte temporaneamente, rendendo il nuovo Museo punto di riferimento e luogo di ricomposizione e narrazione del ricco patrimonio artistico custodito nelle chiese del territorio. Oltre alle sale espositive, il Museo offre spazi per conferenze e per attività educative, e una sala multimediale dedicata al racconto dello sviluppo architettonico di piazza Duomo e degli edifici che la circondano. Ma il nuovo Museo è molto più che uno spazio espositivo: si configura come un vero e proprio itinerario storico e geografico dedicato alla Chiesa bergamasca che unisce sin d’ora l’antico Palazzo vescovile (con l’Aula Picta), il Battistero della Cattedrale, i resti dell’antica Cattedrale paleocristiana e, in futuro, anche l’area archeologica del Tempietto romanico di Santa Croce – posto tra il nuovo Museo e la Basilica di Santa Maria Maggiore – dove è in corso una campagna di scavo, condotta dalla Soprintendenza. Chiude idealmente il percorso l’Oratorio di San Lupo situato in via San Tomaso, in Città Bassa, dedicato all’arte contemporanea. Un biglietto unico consente ai visitatori di conoscere tutti questi luoghi, in un viaggio che abbraccia oltre 1700 anni di storia.

Restituzione al pubblico del Coro ligneo di Giovan Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo, al termine del monumentale restauro

Al termine di un anno e mezzo di lavori le preziose tarsie del Coro ligneo di Giovan Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto, all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, nel cuore medievale di Bergamo Alta, sono ammirabili in tutta la loro ritrovata bellezza, e nell’anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 tornano ad essere interamente fruibili da parte del pubblico. Dopo la sezione del Coro dei Laici (1553-1555), inaugurata nell’aprile 2023, torna oggi all’originario splendore anche il Coro dei Religiosi, il più antico (1523-1533).

Termina così un lungo lavoro di restauro, voluto da Fondazione MIA (che gestisce la Basilica, di proprietà del Comune di Bergamo), curato da Luciano Gritti dell’omonima Bottega di restauro con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, e sostenuto da Fondazione Banca Popolare di Bergamo, partner esclusivo dell’intervento.

Chiude, contestualmente, anche ‘Cantiere Vivo’, l’innovativo progetto di valorizzazione dei restauri che ha permesso agli oltre 700mila visitatori di osservare in diretta tutte le fasi dei lavori, grazie a pannelli di plexiglass su cui sono stati riportati testi, immagini e QR-code per approfondire contenuti storici e artistici legati all’opera e al suo contesto.

NUOVI STUDI SULLE OMBRE DELLE TARSIE

Fin dalla prima fase di restauro – culminata con l’inaugurazione del Coro dei Laici – erano emerse alcune sorprese: il rinvenimento di un affresco di fine Trecento raffigurante una Madonna con Bambino e una tarsia decorata da Capoferri su bozzetto del pittore pavese Francesco Rosso che rimanda alla storia di Caino e Abele. Già allora era stato svelato il sistema dei “coperti”, di cui si ignorava l’esistenza, utilizzato nel Coro dei Religiosi per coprire in alcune occasioni, attraverso un meccanismo a scomparsa, le tarsie lignee raffiguranti storie bibliche con altre immagini, a motivi neoplatonici.
La seconda parte dei lavori ha riportato alla sua originaria bellezza anche il Coro dei Religiosi, il più antico tra quelli realizzati da Capoferri a partire dai disegni del Lotto nella Basilica. In questa fase proprio le enigmatiche opere a motivi neoplatonici presenti all’interno di questa sezione del Coro sono state oggetto di uno studio approfondito. In particolare, si è potuto notare come i vari coperti si distinguano tra loro dal punto di vista della struttura, del disegno e del modo in cui le ombre cadono sullo stesso. Da questa osservazione si è compreso che l’idea progettuale era quella di dare risalto ai disegni valorizzando l’illuminazione naturale della chiesa – che in questo punto giungeva all’altare attraverso le finestre poste alle spalle del presbiterio –, poiché la luce delle candele risultava molto flebile. Un’osservazione che mette in stretta relazione il Coro con il contesto circostante, e che valorizza ulteriormente quest’area della Basilica.
L’accurata analisi della distribuzione delle ombre effettuata nel corso della pulitura ha rivelato inoltre che il coperto più emblematico del Coro, ‘Creazione’ o ‘Magnum Chaos’, in origine doveva essere quasi certamente collocato in posizione dritta, con la scritta ordinata secondo le regole della lingua latina che prevede prima l’aggettivo (“Magnum”) e poi il sostantivo (“Chaos”), e dunque con i piedi in basso e le braccia nella posizione naturale. Durante un restauro, probabilmente quello di Pasquale Carrara (1855-1863), i coperti vennero smontati e successivamente ricollocati, ma posizionando il “Magnum Chaos” al contrario venne interrotta la serie di coperti che prevedono l’illuminazione dell’opera in una direzione ben precisa.

UNO SGUARDO D’INSIEME AL CORO

Con l’apertura al pubblico dell’intero Coro torna alla luce una storia artistica che risale a cinquecento anni orsono quasi senza mostrare più i segni del tempo, e lo sguardo d’insieme restituisce un’immagine articolata: le trentasei immagini enigmatiche ideate da Lorenzo Lotto e intarsiate da Giovan Francesco Capoferri mostrano un’inesauribile fantasia scenica, con una narrazione che si distanzia fortemente, per esempio, dai toni aulici e composti delle opere di Tiziano che venivano realizzate in quegli stessi anni. Un itinerario “iniziatico”, che attraverso figure simboliche sintetizza visivamente i temi attinti dagli eterogenei campi di ricerca del Rinascimento, in un sincretismo fra temi religiosi e archetipi pagani, concetti spirituali e temi profani, storie bibliche e metafore ermetiche, suggestioni della mitologia greco-romana e concetti della filosofia neoplatonica. Un’opera che racchiude in sé tutto lo scibile dell’umanesimo del primo Cinquecento. Queste raffigurazioni simboliche sono state pensate per non essere facilmente decodificate, così da creare un alone di mistero che dia adito a molteplici interpretazioni, anche in contraddizione l’una con l’altra. Con i suoi disegni, Lotto va oltre la relatività dell’interpretazione soggettiva, scardinando ogni certezza, superando qualsiasi spiegazione dialettica, poiché l’immagine innanzitutto deve evocare il senso di mistero legato all’ineffabilità della presenza divina.

Il restauro del Coro Ligneo di Giovan Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto, che si era reso necessario e urgente per preservare il bene dal deperimento causato dello scorrere del tempo, ha seguito le tecniche più innovative: i lavori hanno previsto il monitoraggio micro-climatico dell’ambiente; la campagna di analisi per studiare le tecniche esecutive e le antiche vernici; la pulitura svolta con metodi tradizionali e sistemi laser di ultima generazione; il consolidamento e la disinfestazione dell’opera; la scansione 3D dell’intero Coro e il rilievo CAD di tutti gli elementi che lo compongono; la campagna fotografica di documentazione.

LE DICHIARAZIONI

Fabio Bombardieri, Presidente Fondazione MIA: «Siamo qui oggi con grande orgoglio e gratitudine per celebrare un momento importantissimo. Nel solco della responsabilità civica e sociale che accompagna la Fondazione sin dal 1265, la MIA ribadisce l’importanza di proteggere e preservare la nostra cultura, il nostro patrimonio, i nostri monumenti; in poche parole, la nostra storia. Con la chiusura del Cantiere Vivo e la restituzione al pubblico del Coro ligneo di Lorenzo Lotto e Giovan Francesco Capoferri in tutta la sua bellezza e magnificenza, la Fondazione MIA tiene fede alla parola data oltre un anno e mezzo fa: terminare i lavori in occasione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023. Si tratta di un evento dalla portata artistica, storica e religiosa fondamentale. Il Coro è infatti l’opera più importante commissionata dalla Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo a uno dei più grandi maestri del Rinascimento. Oggi, insieme, celebriamo non solo il passato ritrovato, ma anche un futuro che sarà illuminato dalla luce visionaria di questo gioiello della Basilica e dalla passione che ha reso possibile il suo restauro. Ammirando quest’opera, ritrovata in tutto il suo splendore, vediamo infatti non solo colori e forme, luci e ombre, ma la nostra identità collettiva, la nostra missione di custodi di uno straordinario patrimonio da curare e onorare, affinché esso continui a ispirare, educare e connettere le future generazioni».

Armando Santus, Presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo: «Con la restituzione al pubblico dell’intero Coro ligneo di Capoferri e Lotto termina un progetto entusiasmante, che ha dato nuova luce ad una delle opere d’arte più preziose del Nord Italia. Fondazione Banca Popolare di Bergamo, che continua la sua promozione sociale sul territorio con Intesa Sanpaolo, è orgogliosa di aver sostenuto questo straordinario intervento di restauro, che ha garantito la salvaguardia di un’opera d’arte così preziosa, che ha permesso la scoperta di nuove sue componenti e l’approfondimento delle conoscenze ad essa legate, e che soprattutto ha reso possibile la fruizione di questo tesoro da parte delle future generazioni. Tutela e insieme trasmissione del nostro patrimonio artistico sono, crediamo, il miglior modo di interpretare la salvaguardia e la protezione dei beni storici e culturali del territorio, tra le priorità della missione istituzionale della nostra Fondazione».

Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo: «L’anno della Capitale della Cultura non è solo un contenitore di eventi e di iniziative, lo abbiamo sempre detto. È anche un’occasione in cui abbiamo voluto e saputo valorizzare il patrimonio storico e artistico della nostra città, avviando o concludendo interventi di restauro e trasformazione molto significativi in tanti luoghi della cultura. La Fondazione MIA aggiunge un tassello importante a questo grande lavoro, restituendo alla città lo splendore dell’opera di Capoferri e Lotto, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, monumento di proprietà del Comune di Bergamo, da quasi seicento anni amministrato dalla Misericordia Maggiore, che si è dedicata all’abbellimento del sacro edificio e al suo arricchimento, ornandolo di preziose opere d’arte e valorizzandone il prestigio. Nel frattempo, si è concluso il cantiere pilota sulla facciata dell’abside della chiesa: il Comune è al lavoro con la Soprintendenza per individuare la lavorazione più adatta per restaurare anche le parti esterne della Basilica e nei prossimi anni saremo impegnati nella cura della pietra che dona alla chiesa l’aspetto che tutti conosciamo».

Luciano Gritti, Bottega di Restauro ‘Luciano Gritti’: «Per un restauratore lavorare su un bene così prezioso è un vero onore. Per un anno e mezzo ci siamo presi cura del Coro con interventi che hanno unito tecniche tradizionali e innovative, anche grazie all’utilizzo di una tecnologia all’avanguardia. Ci siamo trovati davanti ad un’opera composta da mille opere, straordinaria: oltre alle numerose tarsie anche i più piccoli dettagli hanno rivelato un’attenzione progettuale ed esecutiva di raro valore e bellezza. Tutto ciò è stato possibile grazie ad una squadra competente e appassionata, in cui i giovani sono stati protagonisti».

Stefano Marziali, Project Manager Smart Puzzle e allestimento ‘Cantiere Vivo’: «Dopo un anno e mezzo dal suo avvio, ‘Cantiere Vivo’ si è rivelato un esempio eccezionale di buona gestione di un Bene Culturale. Il progetto non solo ha preservato uno dei beni artistici più importanti della città, ma ha migliorato l’immagine di Bergamo in Europa e la percezione della città come luogo di cultura. Fondazione MIA vuole dare continuità all’esperienza di ‘Cantiere Vivo’ e per questo motivo ha già avviato diverse attività. In particolare, la realizzazione del documento cinematografico ‘Restauratio Humana’ sul recupero del Coro di Lotto e Capoferri da parte dello studio Coral Climb per raccogliere e divulgare le scoperte e le riflessioni maturate in questi mesi di lavoro anche al grande pubblico».