Fondazione BPB sostiene un progetto di ricerca di Comunità della Salute e FROM

Un contributo per studiare l’impatto della salute di prossimità, quella più vicina al territorio. Fondazione Banca Popolare di Bergamo sostiene il progetto di ricerca che vede coinvolti Comunità della Salute – il coordinamento di soggetti della media pianura bergamasca protagonisti di un innovativo impegno nei servizi sanitari di prossimità – e FROM, la Fondazione per la Ricerca dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Il finanziamento di Fondazione BPB, pari a 10 mila euro, andrà a sostenere i servizi di Comunità della Salute, tra i quali un progetto di ricerca sugli indicatori degli accessi al Pronto Soccorso e ai servizi di urgenza dei pazienti provenienti dai comuni di Ciserano, Verdellino, Osio Sopra e Levate, confrontandoli con quelli dei comuni circostanti. Un modo per valutare l’efficacia dei servizi di prossimità territoriale nell’alleggerire la pressione sulle grandi strutture ospedaliere della provincia – uno degli obiettivi dell’iniziativa nata nel 2020 – attraverso il rigore scientifico della ricerca portata avanti quotidianamente da FROM – direttore scientifico prof. Tiziano Barbui –, grazie alle sue qualificate competenze di biostatistica, analisi e raccolta dati.

COMUNITÀ DELLA SALUTE

Il progetto Comunità della Salute si pone l’obiettivo di migliorare l’efficacia e la rapidità della assistenza alle persone residenti dei comuni bergamaschi di Ciserano, Verdellino, Osio Sopra e Levate. L’iniziativa coinvolge 20 partner, uniti in un coordinamento e sottoscrittori di un Protocollo d’Intesa: Sguazzi Onlus (capofila del progetto), i Comuni di Ciserano, Levate, Osio Sopra e Verdellino, AFP Patronato San Vincenzo, Cooperativa Sociale Il Pugno Aperto, Croce Bianca Milano – Sezione di Ciserano, EMERGENCY, Centro di Servizio per il Volontariato di Bergamo, Fondazione Soleterre, ARCI – Bergamo, Maite, Solidarietà Orizzonti Sereni Onlus, La Fonte, In Strada, Gruppo Culturale Osio 2000 e gli Istituti Comprensivi di Ciserano-Boltiere, Osio Sopra-Levate e Verdellino. Nato nel maggio 2020 in risposta alla pandemia di Covid-19, l’orizzonte di azione del progetto si è presto ampliato e guarda ora ben oltre l’emergenza sanitaria. Negli ultimi due anni diverse sono state infatti le iniziative intraprese, dai vaccini a domicilio alla formazione sulla prevenzione del contagio in occasione dei centri ricreativi estivi e della riapertura delle scuole al sostegno psicologico gratuito per le persone soggette a disagio, dalla realizzazione di uno Sportello di Prossimità – per prendersi carico e monitorare le richieste delle persone con fragilità – all’attivazione di un Team Digitale a supporto dei cittadini in difficoltà nell’uso dei dispositivi digitali e nell’accesso ai servizi informatici legati alla salute. Fino all’introduzione della figura dell’Infermiera di Comunità e di Cliniche Mobili multidisciplinari, per raccogliere i bisogni della gente e portare la cura vicino alle persone. “Il perdurare della pandemia ha determinato una grave degenerazione delle condizioni sanitarie, sociali, economiche e psicologiche delle persone – commenta Andrea Ciocca, coordinatore di Comunità della Salute – L’evoluzione dei bisogni ha spinto a ideare azioni che andassero nella direzione di una migliore presa in carico del benessere dei cittadini. Per questo, in un momento in cui si sta producendo una riforma indirizzata a migliorare e riorganizzare il settore della sanità territoriale, l’attività di Comunità della Salute intende affermarsi come integrazione a quella delle future Case della Comunità. Ora vogliamo fare un passo in più, supportato da un metodo rigoroso: vogliamo valutare l’impatto della nostra strategia non solo basandoci sul numero e la qualità degli interventi attuati, ma anche misurando la variazione delle chiamate al 112/118 e degli accessi al Pronto Soccorso, confrontandoli con gli altri paesi dell’ambito di Dalmine che non sono interessati dal nostro intervento di salute primaria. Ringraziamo Fondazione Banca Popolare di Bergamo per aver accolto favorevolmente la nostra richiesta di finanziamento, garantendo così il supporto economico che è sempre fondamentale perché iniziative come queste siano possibili e risultino efficaci».

LA RICERCA IN COLLABORAZIONE CON FROM

Il focus rimane concentrato sulla prossimità e sull’integrazione dei servizi socio-sanitari come chiave per migliorare la vita delle persone, e nello stesso tempo per prevenire gli accessi ospedalieri inutili intercettando i bisogni di salute non esclusivamente sanitari. È per testare l’efficacia su questo obiettivo specifico che è stata avviata la collaborazione con FROM – Fondazione per la Ricerca dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, attraverso la misurazione degli indicatori di validità delle prestazioni e le loro ricadute sulla organizzazione sanitaria locale.

 «Il merito di Comunità della Salute è senza dubbio quello di aver saputo costruire un’organizzazione efficiente – e capace di valorizzare le preziose energie del volontariato  attraverso un lavoro di squadra svolto insieme ai sindaci dei comuni in cui è attivo il progetto e in raccordo con ATS e Regione Lombardia, solo per citare gli attori principali – dichiara Francesco Biroli, responsabile dell’area neuroscienze di FROM e fino al 2013 alla guida della neurochirurgia, del dipartimento di neuroscienze dell’Ospedale di Bergamo – Ora Comunità della Salute avvia con FROM un progetto scientifico di raccolta dati con l’obiettivo di misurare i risultati delle proprie azioni: un approccio metodologico rigoroso e scientifico che dimostra, ancora una volta, la qualità del progetto della Comunità della Salute, e che farà emergere indicazioni utili sulla base delle quali orientare o riorientare l’azione di ‘salute della prossimità’ che il coordinamento propone per il territorio. Si tratta di un progetto di ricerca ispirato alle raccomandazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che molto insiste sulla raccolta dei dati per rilevare l’efficacia delle azioni in sanità, e che avrà riscontro nel medio periodo. Ci vorranno almeno un paio di anni, infatti, per poter avere le prime evidenze scientifiche basate sui dati che oggi si iniziano a raccogliere».

«Quello al fianco di Comunità della Salute è un impegno che continua – dichiara Armando Santus, Presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo -, visto che in piena emergenza avevamo già finanziato l’iniziativa “Mai più senza ossigeno”, che ha supportato i medici del territorio mettendo loro a disposizione concentratori di ossigeno per la gestione a domicilio degli ammalati di Covid-19. Negli anni la mission di Fondazione BPB si è evoluta e il nostro impegno si è rivolto anche a sostegno della ricerca scientifica di particolare rilevanza sociale: quella che andiamo a sostenere oggi è un’iniziativa che si inserisce pienamente in questo orizzonte, consentendo a due realtà di eccellenza del territorio bergamasco di unire i propri sforzi a vantaggio dell’intera comunità».

Doppio intervento di Fondazione Banca Popolare di Bergamo per donne vittime di violenza e a tutela della vita

Fondazione Banca Popolare di Bergamo finanzia un duplice intervento per le donne di città e provincia vittime di violenza e a tutela della vita.

Il primo finanziamento, di 20 mila euro, è indirizzato all’Istituto delle Suore Poverelle – Istituto Palazzolo di Bergamo, come contributo finalizzato alla creazione di un laboratorio di sartoria che coinvolge alcune donne vittime di violenza accolte nelle diverse case dell’Istituto Palazzolo, e pronte ad affrontare percorsi di autonomia professionale: il laboratorio – supervisionato dalle figure che già le accompagnano, e affidato alle mani di una sarta professionista – si propone di attivare concretamente nelle donne ospiti scoperta, riscoperta, potenziamento e sviluppo delle proprie risorse, capacità e attitudini – tra cui, appunto, la cura e il gusto per gli abiti attraverso l’apprendimento delle basi del cucito e del ricamo utili a realizzare diversi tipi di prodotti di sartoria –, e di supportare lo sviluppo di competenze professionali da spendere sul mercato. La valorizzazione delle competenze delle donne, inserita in percorsi di autonomia e di accesso al lavoro, garantisce così migliori risultati nei percorsi di uscita dalla violenza e di reinserimento sociale.

Altri 20 mila euro sono stati poi destinati a tre sedi del Centro di Aiuto alla Vita – Bergamo, Alzano Lombardo e Seriate –, per l’attività di assistenza a donne in attesa in condizioni di grave difficoltà.

Sara Modora, coordinatrice di Casa Sofia – Comunità Istituto delle Suore Poverelle – Istituto Palazzolo di Bergamo: “Una violenza toglie l’ossigeno alla vita, fa sentire una donna inadeguata, inutile. Uscire dalla violenza significa per le nostre ospiti tornare a credere in sé stesse: il lavoro è un tassello fondamentale di questo percorso perché dà loro una prospettiva di futuro, mostra che hanno potenzialità da spendere, che possono essere autonome e uscire da una situazione di dipendenza da un uomo violento. È l’idea che sta alla base del nostro laboratorio di sartoria, organizzato per la prima volta ma che raccoglie una tradizione preziosa delle Suore Poverelle di Bergamo. Sta avendo già molto successo, abbiamo ricevuto anche le prime, piccole commesse. Fondazione Banca Popolare di Bergamo ha dato una grossa mano a questo progetto, non solo a sostegno delle spese legate alla sistemazione dello spazio, agli strumenti di lavoro e ai materiali, ma soprattutto perché è grazie a questo contributo che abbiamo potuto avere a disposizione la figura di una sarta esperta in grado di trasferire alle nostre ospiti una professionalità e delle competenze spendibili nel mercato del lavoro, insomma di insegnare loro un mestiere”.

Armando Santus, presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo: “Finanziamo due progetti legati tra loro dal filo comune della solidarietà e della difesa del valore della vita, iniziative di vero e proprio servizio alla vita quando questa attraversa momenti particolarmente delicati. Quelle che andiamo a sostenere – in uno degli ambiti di intervento principali della Fondazione, quello socioassistenziale –, sono realtà che aiutano le donne a ripartire – dopo aver subito episodi di violenza – o a recuperare la fiducia nei propri mezzi – nel caso di donne in gravidanza che si trovano in situazioni di difficoltà economica. In entrambi i casi, tuttavia, sostenere situazioni di fragilità non aiuta solo la donna che ne è temporaneamente coinvolta, ma contribuisce anche a rafforzare la rete familiare che la circonda e più in generale il tessuto sociale in cui è inserita. Un doppio sguardo a cui Fondazione Banca Popolare di Bergamo, insieme a Intesa Sanpaolo, tiene in modo particolare, rivolto contemporaneamente alla persona e alla comunità. Ciò che conta, ci insegna il Vescovo di Bergamo Mons. Francesco Beschi, è ‘Servire la Vita lì dove si nasce, si soffre e si ama”. Con tale contributo vogliamo incoraggiare preziose iniziative al servizio della Vita”.

Fondazione BPB sostiene il restauro del Coro ligneo di Giovan Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto nella Basilica di Santa Maria Maggiore

Fondazione MIA e Fondazione Banca Popolare di Bergamo presentano ‘Cantiere Vivo’, il progetto di restauro del Coro ligneo di Giovan Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto situato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, edificata nel XII sec. nel cuore medioevale di Bergamo Alta.

Questo intervento, che si concluderà nel 2023, in tempo per celebrare al meglio l’importante appuntamento di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura, è concepito come un cantiere aperto, multimediale e interattivo per avvicinare i giovani, e non solo, all’arte e alla storia di Bergamo.

Il Coro ligneo, annoverato a pieno titolo tra le opere più rilevanti del patrimonio storico-artistico lombardo, impreziosisce la Basilica di Santa Maria Maggiore, che la tradizione vuole edificata dai bergamaschi nel 1135 per ottemperare a un voto fatto alla Madonna nel 1133. La Basilica di Santa Maria Maggiore custodisce, tra i suoi tesori, anche il monumento funebre al compositore Gaetano Donizetti.

In occasione dell’importante restauro, a cura della Fondazione MIA saranno pubblicate le Lettere che Lorenzo Lotto inviò agli allora reggenti della Misericordia Maggiore in un’edizione speciale. Il volume sarà arricchito dal contributo di sette brevi saggi di altrettanti importanti studiosi italiani nel campo dell’arte, della storia e della letteratura.

L’INTERVENTO: TECNOLOGIA A SERVIZIO DEL RESTAURO

Il Coro ligneo è gestito, come l’intera Basilica di Santa Maria Maggiore che lo custodisce, dalla Fondazione MIA. L’opera è composta da una sequenza di tarsie lignee raffiguranti immagini di storie bibliche e simboliche, realizzata tra il 1523 e il 1555. Il restauro, che si è reso necessario e urgente per preservare il bene dal deperimento causato dello scorrere del tempo, segue le tecniche più innovative. I lavori prevedono il monitoraggio micro-climatico dell’ambiente; la campagna di analisi per studiare le tecniche esecutive e le antiche vernici; la pulitura svolta con metodi tradizionali e sistemi laser di ultima generazione; il consolidamento e la disinfestazione dell’opera.

L’intervento di restauro, eseguito da Bottega Luciano Gritti con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, vede come partner esclusivo Fondazione Banca Popolare di Bergamo che per l’importante intervento ha stanziato un contributo di 200 mila euro su un investimento complessivo di 315 mila euro sostenuto da Fondazione MIA.

IL ‘CANTIERE VIVO’: UN RESTAURO IN TRASPARENZA

Il restauro del Coro ligneo è stato intitolato ‘Cantiere Vivo’ perché mantiene l’area dei lavori aperta ai visitatori che possono accedervi e seguire il lavoro dei professionisti all’opera. L’allestimento di tutta l’area di cantiere è stato ideato e realizzato da Smart Puzzle, un gruppo di professionisti guidato da Stefano Marziali specializzato nella valorizzazione di Beni Culturali e docente alla Scuola di restauro dell’Accademia di Verona. Grazie a questo intervento, un’area solitamente preclusa al pubblico si trasforma in uno spazio aperto, raccontato con l’allestimento di pannelli di plexiglass su cui sono riportati diversi contenuti: testi, immagini e QRcode che permettono sia la visione dei lavori che l’approfondimento di contenuti storici e artistici, legati all’opera e al suo contesto. Sfruttando la superficie delle barriere perimetrali del cantiere, il progetto prevede la creazione di una sorta di ‘diaframma’ trasparente tra l’area del cantiere e il pubblico, capace di mostrare cosa succede all’interno e comprendere ancora meglio la genesi storico-artistica del Coro.

IL CANTIERE VIVE ANCHE GRAZIE AI GIOVANI: UN PROGETTO INCLUSIVO PER DIPLOMANDI E NEOLAUREATI

‘Cantiere Vivo’ sarà visitabile e liberamente accessibile ai visitatori della Basilica per fornire ulteriori dettagli nella scoperta di una delle opere più emblematiche dell’arte lombarda.

Questa innovativa iniziativa di restauro e, insieme, di divulgazione è animata dall’intento profondo di generare un impatto sul territorio, con particolare attenzione ai più giovani. Sono proprio i giovani a fare da trampolino di lancio al ‘Cantiere Vivo’ che si fa evento culturale, trasformandosi anche in opportunità di lavoro. Nelle numerose attività di cantiere è previsto il coinvolgimento di diplomandi e neolaureati; saranno infatti proposti tirocini formativi a studenti degli enti di formazione del territorio, fornendo così un’occasione di sviluppo e avvio alla professione.

L’attività del restauro diventa un’azione culturale al servizio della comunità, della sua partecipazione e della sua consapevolezza. Il restauro genera cultura, come spiega Fabio Bombardieri, Presidente Fondazione MIA: “Il restauro del Coro ligneo è un evento storico in quanto l’ultimo significativo intervento è avvenuto oltre un secolo fa (1902). Il Coro di Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto rappresenta un’opera artistica fondamentale sia sotto il profilo artistico sia sotto quello religioso. Conosciuta in tutto il mondo, è l’opera più importante commissionata dalla Misericordia Maggiore a uno dei più importanti maestri del Rinascimento. La MIA è sempre stata vicina alla gente e questa sua particolare attenzione emerge anche in questo grandioso progetto che, nella tradizione della Biblia Pauperum, cerca di tradurre in immagini gli episodi raccontati nel Vecchio Testamento. L’intervento fa parte del più ampio programma che la Fondazione MIA sta realizzando per il recupero e la conservazione del prezioso patrimonio artistico sia della Basilica che del Monastero di Astino, con l’obiettivo di restituirli alla città in tutta la loro bellezza e magnificenza in occasione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023.”

Armando Santus, Presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo onlus: “Quando, alcuni mesi fa, la Fondazione MIA ci ha chiesto di partecipare al progetto del restauro del coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, la parola che più ci ha conquistati è stata ‘trasparenza’. Solitamente tutta l’attività di restauro di un bene del patrimonio artistico è protetta, in primis alla vista, e non condivisa con la cittadinanza. Forse perché si pensa che non sia sufficientemente avvincente o comprensibile dai più. Il progetto della Fondazione MIA ribalta la prospettiva. Per noi significa restituire il giusto spazio all’opera dei professionisti del settore, riconoscimento che, oggi più che mai, apprezziamo e condividiamo. Con la partecipazione a questo cantiere ‘vivo’, Fondazione, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, rinnova il suo impegno per la cultura e per la valorizzazione del patrimonio artistico e storico, e traguarda l’appuntamento di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura; lo fa nel segno della responsabilità verso la memoria del nostro territorio, la sua conservazione e la sua comunicazione alla cittadinanza, perché ciascuno di noi sia consapevole non solo di essere parte di una narrazione collettiva, ma di essere il custode della sua bellezza.”.

Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo: “Penso che l’intervento di Fondazione MIA, sostenuto da Fondazione Banca Popolare di Bergamo, sia davvero un tassello in più del grande fermento di questi mesi nella nostra città in vista di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023. Quest’anno avvieremo un cantiere-pilota per capire come intervenire sull’abside della Basilica di Santa Maria Maggiore, per poi proseguire, nel 2024, con un intervento importante da un milione di euro per il primo lotto delle facciate. Ancora quest’anno invece interverremo sulla scala che separa la Basilica di Santa Maria maggiore dall’Ateneo. Quindi come Comune, con Fondazione MIA e Fondazione Banca Popolare di Bergamo, ci mettiamo d’impegno per cercare di conservare il grande patrimonio di questa città e di questa Basilica, che ha una storia così particolare, essendo di proprietà del Comune che, secoli fa, la diede in gestione alla Fondazione MIA”.

Stefano Marziali, Project Manager Smart Puzzle e allestimento ‘Cantiere Vivo’: “Cantiere Vivo è un’occasione unica per raccontare la storia affascinante del Coro della Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo e la professionalità dell’intervento di restauro condotto dalla Bottega Luciano Gritti. Per Smart Puzzle, poter accompagnare i visitatori nel riscoprire il Coro ligneo attraverso un allestimento trasparente e interattivo è un’occasione importante di confronto con uno dei beni più preziosi dell’intera città di Bergamo”.

Corrado Benigni, Presidente Commissione Cultura Fondazione MIA e curatore del volume Lettere di Lorenzo Lotto: “Le lettere che Lorenzo Lotto inviò agli allora reggenti della Misericordia Maggiore rappresentano un documento straordinario per comprendere la sofferta genealogia dei disegni preparatori del Coro ligneo, a cui l’artista dedicò molti anni di lavoro, oggetto di continui ripensamenti e varianti. Queste lettere – la cui ultima pubblicazione, oggi introvabile, è del 1968, curata da Luigi Chiodi – sono anche una preziosa testimonianza dell’animo tormentato di Lotto, non a caso definito un artista-psicologo. La scrittura è una componente fondamentale nell’opera e nella vita del maestro veneziano. Questo spiega perché la sua personalità sia eccezionalmente ben documentata per un pittore italiano del Cinquecento”.

Campagna “2021 al lavoro”, il sostegno di Fondazione BPB per le Borse Lavoro ACLI

Borse Lavoro e percorsi che uniscono sostegno al reddito e formazione: sono stati presentati nei giorni scorsi i risultati di “2021 al lavoro!”, la campagna delle Acli di Bergamo avviata nel dicembre 2020, in piena pandemia, e rivolta ai soggetti ai margini del mercato del lavoro.

«Quando ci siamo seduti a progettare questa iniziativa ci siamo chiesti: perché promuovere una campagna sul lavoro a Bergamo dove il tasso di disoccupazione è inferiore a quello nazionale? – dichiara Daniele Rocchetti, presidente delle Acli di Bergamo -. Servono organizzazioni capaci non solo di stare ma di decifrare il territorio. Servono antenne e serve profondità. I maxi poli logistici che prolificano nella Bassa bergamasca ci raccontano, con brutalità, come sta cambiando il lavoro: un cambiamento profondo che va guardato e studiato in modo approfondito. Il cattolicesimo sociale – l’alveo dal quale siamo nati – ha sempre saldato insieme pensiero e azione, riflessione e progetto. Soprattutto sul tema del lavoro. Perché se è vero, come recita l’articolo 1 della nostra Costituzione, che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, oggi più che mai è legittimo dire che è il “lavoro che fonda l’Italia”. Senza un’occupazione non c’è reddito. Ma svapora anche la dignità della persona. E si lacera il tessuto sociale. E di questo ci siamo voluti prendere carico».

La campagna ha permesso di raccogliere ad oggi più di 80 mila euro. Da fonti diverse: dai circoli Acli, da accordi con i Comuni, da diverse fondazioni, tra cui la Fondazione Banca Popolare di Bergamo.

«Abbiamo aderito all’iniziativa di Acli– afferma Armando Santus, presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo – che ha già portato all’attivazione di Borse a sostegno di persone ai margini del mercato del lavoro, perché ne abbiamo colto il valore e soprattutto l’urgenza. Anche nella nostra provincia, infatti, crescono le disuguaglianze tra i lavoratori: non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto a causa del fatto che moltissimi, dopo aver perso la propria occupazione, non possiedono gli strumenti e le competenze utili a favorire un reinserimento. Per questo è particolarmente importante l’approccio delle Borse Lavoro, che unisce sostegno al reddito e formazione attraverso percorsi individualizzati e monitorati. In particolare, ci preoccupa il fenomeno dei cosiddetti NEET – i giovani che non studiano, non sono impegnati in percorsi di formazione e neppure lavorano –, pericolosamente crescente anche nella nostra provincia. Fondazione Banca Popolare di Bergamo ha sempre rivolto un’attenzione particolare alle persone e all’intera comunità: crediamo che a chi si trova, di fatto, a forte rischio emarginazione, giovani in particolare, vada offerta un’opportunità di riscatto. Allo stesso tempo, supportare questa fase particolarmente delicata della vita, e cioè quella della ricerca di un’occupazione, contribuisce ad evitare l’insorgere di più ampie forme di vulnerabilità e, dunque, a rendere più forte il tessuto sociale del nostro territorio».

Si tratta di una azione territoriale ancora in corso.

«La nostra gratitudine nei confronti della Fondazione è profonda – afferma Roberto Cesa, coordinatore di Acli Rete Lavoro -. Il loro importante sostegno economico ci ha permesso di dare il la a questo progetto, che ora è già un servizio che mettiamo a disposizione delle decine di disoccupati che si presentano agli sportelli Acli Rete Lavoro. Nella fattispecie destiniamo le borse lavoro all’utenza più fragile che intercettiamo, tagliata fuori dal mercato a causa di barriere linguistiche, familiari o per via di curricula troppo ‘leggeri’. Abbiamo destinato le risorse stanziate dalla Fondazione prevalentemente sullo sportello lavoro di Bergamo, riuscendo così ad attivare otto borse lavoro: sei concluse (cinque con successo, mentre una persona è ancora in cerca di occupazione) e due ancora in corso (una attualmente in tirocinio, l’altra impegnata in un corso professionalizzante per diventare OSS)».

Centri estivi 2022, da Fondazione Bpb 10 mila euro ai Cre bergamaschi per la promozione dello sport insieme al CSI

Fondazione Banca Popolare di Bergamo supporta i Cre-Grest, i Centri Estivi dedicati ai più giovani, organizzati dagli Oratori del territorio bergamasco per l’estate 2022: l’attenzione è dedicata in particolare alle iniziative che uniranno animazione e sport grazie alla collaborazione tra Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva (UPEE) della Diocesi di Bergamo e Centro Sportivo Italiano (CSI) – Comitato di Bergamo.

Anche quest’anno saranno oltre 200 i Centri Estivi organizzati dagli Oratori bergamaschi, con il coinvolgimento di circa 80 mila bambine e bambini e di 20 mila adolescenti maggiorenni. «Quella dei Cre-Grest è una grande storia di intenzionalità educativa – commenta don Emanuele Poletti, Direttore dell’UPEE – Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva della Diocesi di Bergamo –, che nel corso del tempo si è distinta per l’originalità dei contenuti e la mentalità progettuale: accoglienza e aggregazione, balli, giochi, attività a tema, preghiera, sperimentazione di nuove abilità manuali ed escursioni nella natura sono il cuore della proposta del tempo estivo pensata per le nostre comunità».

Se i dettagli – compreso il tema-guida che caratterizza ogni edizione – verranno svelati solo a primavera inoltrata, è delle ultime settimane la decisione di approfondire la proposta sportiva dei Cre, che sarà rivolta a tutti gli Oratori grazie alla collaborazione tra CSI e Diocesi. «Dal punto di vista delle restrizioni anti Covid-19 ci aspettiamo un’estate non molto diversa da quella precedente, commenta don Emanuele Poletti. È impossibile al momento prendere in considerazione le giornate che organizzavamo in passato, in cui insieme al CSI riunivamo migliaia di giovani in diversi punti della provincia per fare sport insieme. Per questo abbiamo ideato una proposta nuova e originale: saranno gli operatori del CSI, su richiesta delle Comunità, a raggiungere in modo capillare gli Oratori e ad organizzare insieme agli animatori alcuni pomeriggi dei Cre, durante i quali coinvolgere piccoli gruppi di ragazzi in laboratori sportivi del tutto particolari, attivando la loro creatività in esperienze ludiche».

Oltre all’acquisto dei materiali di base, il contributo di Fondazione Banca Popolare di Bergamo – una donazione di 10 mila euro – andrà a sostenere gli aspetti logistici e organizzativi di questa innovativa proposta che, proprio perché prevede gruppi di operatori che si muovono per tutta la provincia, diventa molto più capillare e quindi comporta costi più elevati.

«Si tratta di una proposta che abbiamo cominciato a sperimentare nell’estate 2021, ma che abbiamo deciso di rafforzare – spiega Gaetano Paternò, Presidente del CSI – Comitato di Bergamo – Moltissimi ragazzi, a causa della pandemia, da due anni non solo non fanno sport ma non hanno il mimino approccio all’esperienza motoria. La mancanza pressoché totale di movimento è un problema che abbiamo ben presente, per questo organizzeremo innanzitutto dei veri e propri momenti di “alfabetizzazione motoria” per stimolare alcuni movimenti di base, la capacità di coordinazione etc. E poi organizzeremo – e insegneremo agli animatori a proporre a loro volta – tanti giochi: non i giochi di squadra più noti, come il calcio ad esempio, perché quelli i ragazzi li conoscono già, quanto giochi più collaborativi e meno competitivi. Giochi dunque basati sulla cooperazione, per cui ci siamo lasciati ispirare anche dalle esperienze di altri paesi europei, in particolare del Nord: momenti pensati non per competere con un avversario ma per capire che collaborando si possono raggiungere degli obiettivi insieme, senza lasciare indietro nessuno, e per tornare a fidarsi gli uni degli altri, un altro aspetto messo in difficoltà dalla pandemia».

Oltre che un’occasione di incontro ed una proposta educativa preziose per più generazioni, i Cre rappresentano anche un servizio importante per le famiglie impegnate nel lavoro durante l’estate. «Seguendo il tema indicato dal nostro Vescovo Francesco Beschi per l’anno pastorale in corso e cioè “Servire le vita dove la vita accade – la Famiglia” – conclude don Emanuele Poletti –, crediamo che anche rafforzare questo tipo di attività, organizzandole in piccoli gruppi sul territorio, sia un modo per servire le famiglie là dove queste vivono, dove si svolge la vita quotidiana».

«Nel corso dei lunghi mesi della pandemia i più piccoli si sono spesso ritrovati a dover rimanere chiusi nelle loro case nel tempo libero, commenta Armando Santus, Presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo. L’iniziativa proposta quest’anno da Diocesi di Bergamo e CSI – Comitato di Bergamo, attraverso la creazione di spazi e tempi per stare insieme facendo sport, genera un doppio impatto positivo: sul piano sociale punta a ricostruire legami e su quello della tutela della salute contribuisce alla diffusione della cultura del benessere fisico e della prevenzione fin dall’età scolare. Fondazione Banca Popolare di Bergamo, continuando un lungo percorso di collaborazione, e in piena coerenza con le linee guide per la filantropia di Intesa Sanpaolo, sostiene con fiducia i Centri estivi degli Oratori della provincia, consapevole del valore che questo investimento ha per le giovani generazioni, le loro famiglie e l’intera comunità bergamasca».

Un contributo di 60 mila euro all’Istituto Mario Negri di Bergamo per la ricerca

La Fondazione della Banca Popolare di Bergamo sostiene la ricerca scientifica e stanzia un contributo di 60 mila euro a favore dell’Istituto Mario Negri di Bergamo nell’ambito degli studi attivati per sconfiggere il Covid-19 e limitarne diffusione e mortalità anche con lo sviluppo di innovativi farmaci.

In particolare, il contributo della Fondazione è rivolto ad uno studio di ricerca che punta ad indagare i meccanismi di danno ai polmoni provocati dal Covid-19 che portano alla formazione di trombi nel sangue con l’obiettivo di sviluppare nuovi farmaci per pazienti colpiti dalla malattia in modo grave.

Il Covid-19 è una malattia virale indotta da infezione di un nuovo coronavirus, Sars-Cov-2, che ha raggiunto, in breve tempo, proporzioni pandemiche. Ad oggi sono state segnalate 250 milioni di infezioni con più di 5 milione di morti. L’infezione da Sars-Cov-2 può manifestarsi con varie condizioni cliniche che vanno dai casi asintomatici a forme letali. In circa il 20% dei pazienti, l’infezione virale si estende ai polmoni dove Sars-Cov-2 infetta le cellule epiteliali e le cellule endoteliali che rivestono rispettivamente gli alveoli polmonari (dove avviene lo scambio dell’ossigeno) e i vasi sanguigni del polmone. La malattia può progredire rapidamente in polmonite interstiziale bilaterale, sindrome da distress respiratorio acuto e, nei casi più gravi, danno multiorgano causato anche dalla formazione di trombi. Pazienti di età avanzata, sesso maschile e con altre patologie come ipertensione, diabete e tumori del sangue sono le persone a più alto rischio di mortalità una volta contratta l’infezione.

L’analisi dei polmoni di pazienti deceduti per Covid-19 ha evidenziato un danno al tessuto polmonare dato da una eccessiva risposta immunitaria e da una forte risposta infiammatoria nelle cellule polmonari: lo scambio d’ossigeno diminuisce e si attivano le cellule dei vasi sanguigni con formazione di trombi.

“Lo scopo del nostro studio – spiega Luca Perico ricercatore del Laboratorio di Biologia Cellulare e Medicina Rigenerativa dell’Istituto Mario Negri – è capire i meccanismi di danno che portano alla formazione di trombi ed identificare possibili farmaci per i pazienti con malattia severa. Ricevere questo finanziamento rappresenta per noi un sostegno importante per continuare la nostra ricerca nell’ostacolare questo virus e i danni che esso provoca e nel capire quali alleati potremo avere per le cure di pazienti affetti da Covid-19”.

“Per contrastare questa pandemia l’intera comunità scientifica ha unito le proprie competenze riuscendo ad ottenere risultati importanti in termini di vaccini e cure in poco tempo – aggiunge Ariela Benigni, Segretario Scientifico dell’Istituto Mario Negri e Coordinatore delle ricerche delle sedi di Bergamo e Ranica –  , se ciò è stato possibile lo si deve anche e soprattutto al patrimonio di scoperte e conoscenze scientifiche frutto del lavoro quotidiano dei ricercatori che operano per il bene di tutti. Siamo quindi molto grati a Fondazione Banca Popolare di Bergamo per il sostegno che stiamo ricevendo in favore di questo progetto: è la dimostrazione che il territorio è sempre più a fianco della ricerca scientifica e consapevole di quanto sia indispensabile supportarla. Il gesto della Fondazione garantisce concreto supporto per studiare il Sars-Cov-2 e trovare nuove cure”.

Armando Santus, Presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo: “La Fondazione della Banca Popolare di Bergamo è da sempre a fianco dell’Istituto Mario Negri di Bergamo. Lo è stata quando, nel 1984 l’Istituto prese casa al Conventino, quando da qui si è trasferito al Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso (2010) e ogni qual volta è stato possibile sostenere il suo preziosissimo lavoro con borse di studio a giovani ricercatrici e ricercatori o con l’acquisto di strumentazioni d’avanguardia per la ricerca. Diversi i progetti che il Mario Negri ha avviato per meglio comprendere lo sconosciuto e micidiale Covid-19, portando risultati importanti a vantaggio di tutta la comunità. Non possiamo che continuare su questa strada, insieme, oggi, ad Intesa Sanpaolo, forti dell’altissimo profilo scientifico delle donne e uomini di scienza, che sono il cuore pulsante del Mario Negri: vero orgoglio bergamasco.

Nasce ‘Bergamo 900’: il nuovo Museo dedicato al Novecento, nato dalla sinergia tra Comune di Bergamo e Fondazione Banca Popolare di Bergamo.

Sabato 6 novembre 2021 Comune di Bergamo, Museo delle storie di Bergamo e Fondazione Banca Polare di Bergamo inaugurano BERGAMO 900. Un nuovo museo che racconta il XX secolo a partire dal territorio. Un museo nuovo che sperimenta l’esplorazione dal particolare al generale, alla ricerca di quelle storie del territorio, molte delle quali finora mai scritte, che si sono incontrate (o scontrate) con la Grande Storia.
Un vero e proprio mondo narrativo, costruito attorno a quattro chiavi di lettura del 900 – I fatti, I luoghi, La vita, Le voci – attingendo a tutti i media possibili: fonti audiovisive, fotografiche, documentarie, orali e materiali. Compresa la viva voce di celebri protagonisti delle grandi imprese culturali, scientifiche, economiche, sociali e sportive, che hanno visto Bergamo protagonista del Novecento nazionale e internazionale.

Il progetto BERGAMO 900, che prende il via nel 2017 in occasione del centesimo anniversario del Museo delle storie di Bergamo, nasce grazie alla sinergia con Comune di Bergamo e Fondazione Banca Popolare di Bergamo, da sempre a fianco del Museo delle storie. La Fondazione nel 2019, in occasione del 150° anniversario di costituzione della Banca Popolare di Bergamo, da cui è nata, ha creduto e interamente finanziato la creazione del museo con l’intento di lasciare in eredità alla comunità e alle giovani generazioni un luogo dedicato alla storia del 900 per far conoscere il passato, comprendere il presente e guardare al futuro.

Armando Santus Presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo: “La tutela del patrimonio artistico e la promozione della cultura appartengono alla missione della Fondazione della Banca Popolare. Il nostro sostegno al Museo storico della città e alle sue iniziative di qualità ha radici profonde, e nel tempo ha assunto diverse forme: dall’intervento emblematico come la ristrutturazione – in collaborazione con il Comune di Bergamo – delle storiche Porta S. Lorenzo e Torre dei Caduti, al contributo puntuale, garante del pieno svolgimento delle attività e delle mostre proposte in questi anni, compreso l’allestimento della sezione cinquecentesca dedicata all’età veneta presso il Palazzo del Podestà. Bergamo Novecento vede ancora la Fondazione in primissima linea, insieme alle Istituzioni e accanto agli esperti, donne e uomini di rara professionalità, che pur tra mille difficoltà hanno pensato, voluto, costruito questo nuovo percorso museale che sta per essere consegnato alla città. Il Museo delle Storie si arricchisce di quella a noi più vicina, il Novecento. Qui c’è il racconto corale di un tempo, dei fatti, delle icone e delle persone che hanno fatto la storia. La nostra storia. È il racconto di noi, che siamo figli del Secolo breve. È un progetto ambizioso, a cui abbiamo creduto da subito. Il nostro Museo ha un’anima viva, dinamica, creativa che si esprime in un corpo monumentale, un contenitore storico di cui anche noi dobbiamo farci, vogliamo farci custodi. Abbiamo la responsabilità di preservare la memoria del nostro Paese, non solo per un dovere conservativo, ma per non dimenticare la nostra identità e tramandare la nostra storia a tutti coloro che vorranno conoscerla. Che Bergamo Novecento nasca proprio ora, infine, tra i primi gesti significativi del post-pandemia rappresenta anche un bel segno di ripartenza, ancora più incisivo perché riguarda un settore fortemente provato dalle restrizioni imposte dalla pandemia: la cultura. La Fondazione Banca Popolare di Bergamo, accanto ad una Banca importante e attenta alle comunità in cui opera, Intesa Sanpaolo, non farà mancare il suo sostegno. Con Intesa Sanpaolo, la Fondazione Banca Popolare di Bergamo potrà continuare ad essere presente nelle iniziative culturali bergamasche.

Il progetto

Cinque anni di lavoro, più di 200 persone coinvolte tra ricercatori, studiosi e maestranze. Alla guida del progetto Roberta Frigeni e Lia Corna con Nicholas Fiorina e Giulia Todeschini del Museo delle storie di Bergamo, affiancati da un Comitato Scientifico composto da Giuseppe De Luca, Gianluigi Della Valentina, Federico Mazzei e Peppino Ortoleva, storici che si sono distinti per importanti studi dedicati al territorio e alla divulgazione scientifica in ambito museale. La ricerca si è avvalsa inoltre della collaborazione di Maria Mencaroni Zoppetti, Carlo Salvioni, Elisa Pievani, Giada Borlotti e di un gruppo di giovani ricercatori coinvolti dal Museo per redigere gli studi preparatori.

Tantissime le collaborazioni attivate: oltre 130 tra istituzioni culturali locali, nazionali e internazionali, aziende private e collezionisti, che hanno messo a disposizione le loro competenze, le collezioni e gli archivi per far di Bergamo 900 un’esplorazione narrativa corale, un vero e proprio cantiere di storie.

Ad accompagnare il Museo delle storie in questo lungo percorso due studi leader dell’Exhibition Design quali Alessandro Bettonagli Entertainment Architecture e theBuss guidati da Alessandro Bettonagli, Davide Sgalippa e Riccarco Castaldi. Professionisti di solida esperienza che hanno tradotto la ricerca scientifica in una coinvolgente visione scenografica e multimediale. Le soluzioni adottate in Bergamo 900 rispettano l’elemento architettonico proponendo qualcosa di nuovo e unico, dove l’elemento tecnologico vive in funzione del messaggio.

Il percorso

In 4 sale, i visitatori potranno ripercorrere quasi 100 anni di mutamenti, rivoluzioni, movimenti: dai cambiamenti economici, politici, culturali, sociali, alle nuove forme di aggregazione, dalla vita quotidiana alle moderne forme di comunicazione, fino alla questione ambientale.

La prima sala è dedicata a I FATTI: un’installazione video immersiva cala il visitatore dentro le principali dinamiche sociali e i processi di mutamento economico, politico e culturale del Novecento. Otto clip raccontano il secolo attraverso eventi che hanno profondamente segnato la vita della città e del territorio, in continuità o discontinuità tra dimensione locale e nazionale. Il caso Dalmine e il decollo industriale; i fratelli Calvi in trincea; Antonio Locatelli e il fascismo; la Resistenza e la Repubblica; il modello Lombardini nel boom economico; la chiesa “globale” di Papa Giovanni e del Concilio Vaticano II; la lotta operaia della Filati Lastex; il caso atrazina e le prime forme di tutela ambientale.

Nella seconda sezione, la storia parla attraverso la geografia: una grande mappa tridimensionale e interattiva, estesa fino a quasi 6 metri, è lo strumento per interrogare direttamente I LUOGHI della città e della provincia di Bergamo, decifrando i segni della storia del 900.
In 7 postazioni i visitatori possono navigare nel e sul territorio di ieri e di oggi, attraverso percorsi che mettono in rete ben 87 punti di interesse tra edifici, luoghi di aggregazione e sistemi di viabilità: le aree propulsive dell’economia del Novecento, dai Cantieri Riva alle Cartiere Pigna, dai Grandi Magazzini Coin allo Stabilimento Italcementi, dalla SACE al villaggio (oggi patrimonio Unesco) di Crespi d’Adda; le grandi infrastrutture, dalle ferrovie all’autostrada, fino all’aeroporto; l’evoluzione urbana e la nascita di nuovi quartieri popolari, dal centro della città ridisegnato da Marcello Piacentini al caso Zingonia. E ancora: l’assistenza e la sanità; i luoghi della cultura e del tempo libero, dall’Accademia Carrara al Teatro Donizetti, dalla culla del Liberty San Pellegrino Terme allo Stadio. Infine, la guerra, tra edifici simbolo del regime fascista e storie della Resistenza, dalla Casa Littoria alla Sciesopoli ebraica.

Nella terza sezione, la storia si racconta attraverso LE VOCI: 23 box di oggetti iconici e altrettante testimonianze orali evocano le storie della vita di Bergamo, rimandando a personalità, aziende e istituzioni, scelte perché rappresentative di tratti identitari del territorio bergamasco, ma che spesso hanno conquistato una dimensione nazionale e internazionale. Dagli spot delle nuove bibite Sanpellegrino al rivoluzionario materiale Moplen, dal Formichino Rumi al catalogo Vestro del cotonificio Legler, dai primi giocattoli in legno Foppapedretti alle moderne pentole in alluminio di Agnelli, dalla potenza dei trattori SAME agli innovativi freni Brembo e ancora, dal famoso Signor Rossi alla bicicletta Bianchi, fino alla storica finale di Coppa Italia del 1963, Atalanta-Torino 3-1. Ad accompagnare gli oggetti, le voci di “testimonial” d’eccezione, come Giacomo Agostini e Bruno Bozzetto, e di protagonisti del secolo che rivivono attraverso interviste di repertorio, come il cardiochirugo Lucio Parenzan, i campioni sportivi Walter Bonatti e Felice Gimondi, gli esponenti della cultura Giacomo Manzù, Gianandrea Gavazzeni ed Ermanno Olmi.
Completa Bergamo 900, un’imponente linea del tempo che corre lungo i 22 metri dello spazio espositivo e fa da cornice a tutto l’allestimento. Attraverso i decenni il visitatore può scoprire i cambiamenti della VITA a Bergamo e provincia nel 900: dati demografici, economici e culturali; fotografie che mostrano i volti e i costumi di donne e uomini tra vita privata e collettiva. A chiudere il percorso 100 anni di storia bergamasca raccontata attraverso le prime pagine del principale quotidiano locale, L’Eco di Bergamo, da sfogliare in un grande touch screen dal gennaio del 1900 al dicembre del 1999.

Bergamo 900 è pensato come un “Cantiere di storie”, un museo sempre in progress che promette continui sviluppi, dialoghi, approfondimenti e nuove attività rivolte alle scuole. Da gennaio 2022 in calendario un programma di incontri e iniziative, ma il Museo delle storie guarda già a Bergamo e Brescia Capitale italiana della Cultura 2023 con il grande convegno nazionale “Il 900 in Museo”.

Per saperne di più museodellestorie.bergamo.it

La mostra “FERRONI – La durata della memoria” celebra il ventennale della morte dell’artista profondamente legato alla città e festeggia i trent’anni della Fondazione.

La mostra “FERRONI – La durata della memoria” celebra la ricorrenza del ventennale della morte del pittore e incisore livornese Gianfranco Ferroni, che ha svolto prevalentemente la sua attività d’artista prima a Milano e poi a Bergamo, dove è morto nel 2001. Curata da Chiara Gatti e Arialdo Ceribelli, l’esposizione è allestita dal 6 ottobre al 15 dicembre 2021 presso Palazzo Bassi Rathgeb, una delle sedi istituzionali dell’Università degli studi di Bergamo in via Pignolo 76.

La mostra, prodotta dalla Fondazione UBI Banca Popolare di Bergamo, in collaborazione con l’Archivio Gianfranco Ferroni e l’Università degli studi di Bergamo, è l’occasione per celebrare anche i trent’anni della Fondazione della Banca Popolare di Bergamo che continua la sua attività insieme ad di Intesa Sanpaolo.

L’esposizione si concentra sulla ricerca di Ferroni degli anni Settanta e conta circa trenta opere fra dipinti e disegni, generosamente concessi in prestito dai maggiori collezionisti per l’Archivio Gianfranco Ferroni oggi impegnato nella catalogazione generale della produzione pittorica del maestro. Stabilitosi a Milano nel 1974, comincia a ritrarre il silenzio delle stanze, indagando la luce e l’ombra, lo spazio e la materia. Dal 1975, dopo alcuni anni di isolamento a Viareggio, Ferroni comincia a esporre i suoi lavori in Italia e all’estero, riscuotendo interesse nella critica e nel pubblico. Sono gli anni dell’“ostinato uso della matita”, come li ha definiti Vittorio Sgarbi: Ferroni è “incisore per intima vocazione e trasforma ogni foglio in una lastra”. Tutto è scarno e disadorno, evocativo di un’infinita solitudine.

La mostra, che trae il titolo da un testo del critico Luigi Carluccio, è occasione per tenere viva l’attenzione sulla ricerca dell’autore e restituire un respiro internazionale alla sua produzione, vicina a suoi contemporanei oltre confine. Il Ferroni non è solo autore di casa nostra, peraltro presente ben quattro volte alla Biennale d’arte di Venezia (nel 1958, 1964, 1968, 1982), ma anche artista che nel 1959, 1965 e 1972 espose alla Quadriennale di Roma, vinta poi nel 1999; nel 1964 alla Biennale di Tokyo; nel 1965 a Mitologie del nostro tempo ad Arezzo e ad Alternative attuali 2 all’Aquila. Nel 1966 fu al Salon de la Jeune Peinture di Parigi; e, ancora, nel 1969 alla Biennale del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto.

Armando Santus, Presidente della Fondazione UBI Banca Popolare di Bergamo: “Siamo lieti che il maestro Ferroni sia tornato a Bergamo, sua terra d’adozione. Il sostegno alla cultura e all’arte sono nella mission di Fondazione, che oggi esprime l’orgoglio di aver contribuito, con una proficua collaborazione con l’Università degli studi di Bergamo e con il neonato Archivio Ferroni, a rendere omaggio ad un artista che ancora oggi sa parlare ad ognuno di noi. Questa mostra rappresenta un prezioso tassello nella crescita culturale della nostra comunità e siamo sicuri che molti visitatori, bergamaschi e non solo, apprezzeranno questa esposizione”.

Arialdo Ceribelli, studioso, collezionista ed esperto conoscitore della grafica originale e in generale dell’arte figurativa del Novecento, presidente dell’Archivio Gianfranco Ferroni: “Lavoro da molti anni affinché Ferroni abbia la risonanza che merita e sono felice che la prima mostra realizzata dall’Archivio Gianfranco Ferroni si svolga a Bergamo.”

Remo Morzenti Pellegrini, Magnifico Rettore Università degli studi di Bergamo: “Abbiamo voluto collaborare al progetto espositivo dedicato a Gianfranco Ferroni non solo per l’indubbio valore di questa personalità artistica, ma anche perché ci è sembrato opportuno promuovere, proprio negli spazi universitari di Palazzo Bassi Rathgeb, un dialogo ideale tra il pittore livornese e il critico d’arte Mario De Micheli, che si è occupato in varie occasioni di Ferroni e il cui prezioso Fondo risiede proprio qui, dopo essere stato generosamente donato dalla famiglia al nostro Ateneo”.

Il progetto scientifico della mostra contempla la pubblicazione di un catalogo edito da Allemandi, che raccoglie testi dei curatori, oltre ai contributi speciali dell’architetto Mario Botta, dello storico dell’arte Antonio Natali, già direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, e del critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi.

La mostra è aperta da lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 18,30. Per l’ingresso alla mostra è richiesto il Green pass.

Fondazione UBI Banca Popolare di Bergamo per le donne e la tutela della vita. Sostegno al Centro Aiuto per la Vita e alle Suore Poverelle per Casa Sofia

Fondazione UBI Banca Popolare di Bergamo si mobilia per le donne, le mamme in difficoltà e la tutela della vita.

Per aiutare le donne in attesa in condizioni di grave fragilità, la Fondazione ha stanziato 22 mila euro a favore del Centro Aiuto per la Vita. Il contributo andrà a sostenere le iniziative promosse nella città di Bergamo, Alzano Lombardo e Seriate.

A favore della Comunità Istituto delle Suore Poverelle – Istituto Palazzolo di Bergamo sono invece destinati 36 mila euro per la realizzazione del progetto ‘Dove altri non giunge’, che nasce dalla lunga esperienza di accoglienza vissuta all’interno di Casa Sofia, nata negli anni Novanta per accogliere donne sole e con figli, in condizioni di temporanea difficoltà, vittime di violenze familiari. Se Casa Sofia è il primo ‘rifugio’ per donne sole e mamme, ‘Dove altri non giunge’ è il passo successivo, un progetto di tutoring in cui le donne che hanno lasciato Casa Sofia si trasferiscono con i propri figli in appartamenti e cominciano a muovere i primi passi verso la costruzione di un percorso di vita autonomo. Le priorità per l’equipe educativa di Casa Sofia – che si ispira all’insegnamento del Beato don Luigi Palazzolo “Cuore Largo, Custodire come figli e osare per non lasciare indietro nessuno”, fatto proprio dalle Suore Poverelle e dalle laiche e  laici che operano con le religiose – sono azioni molto concrete che mirano a rendere le donne il più autonome possibile, tra cui: il sostegno delle spese per i documenti di base (carta d’identità, permesso di soggiorno se straniere, iscrizione al Centro per l’impiego); la promozione di borse lavoro, percorsi di formazione professionale e il conseguimento della licenza di guida; la tutela della salute, attraverso azioni di prevenzione e cura.

Attualmente, Casa Sofia ospita 14 donne con i loro figli, 16 minori in tutto.

Il contributo della Fondazione della Banca Popolare di Bergamo andrà a favore di tre nuclei familiari di Bergamo ed uno a Treviolo, quest’ultimo in collaborazione con la Parrocchia del territorio. Destinatarie dei progetti, mamme che devono consolidare la loro autonomia lavorativa e costruire una propria indipendenza economica.

Sara Modora, coordinatrice di Casa Sofia – Comunità Istituto delle Suore Poverelle – Istituto Palazzolo di Bergamo: “Le donne destinatarie del progetto ‘Dove altri non giunge’ hanno mediamente 35 anni, sono straniere e stanno vivendo un momento di temporanea difficoltà a causa delle violenze familiari subite. Tutte hanno le capacità per riprendere in mano la propria vita, ma hanno bisogno di essere supportate e avviate all’indipendenza economica. Siamo grate a Fondazione UBI BPB perché, grazie al suo contributo, abbiamo preso coraggio e ampliato il progetto iniziale, che prevedeva il supporto a tre nuclei familiari complessivi – non quattro come invece è stato possibile grazie al contributo – tra Bergamo e Treviolo. Le donne che ospitiamo devono compiere molti passi prima di trovare di nuovo la serenità e l’autonomia. Per loro dobbiamo costruire delle relazioni forti con tanti soggetti del territorio: servizi sociali, forze dell’ordine, istituzioni, fondazioni, centri anti-violenza. Il progetto a Treviolo, ad esempio, è stato reso possibile anche grazie alla disponibilità del parroco, don Gianmarco Vitali, che ha messo subito a disposizione un appartamento di proprietà della parrocchia per le donne vittime di violenza. Il nostro è un gioco di squadra che ci dà sollievo, perché ci aiuta a incrociare bisogni e a fare crescere l’attenzione di tutta la comunità sul tema della violenza contro le donne”.

Armando Santus, Presidente della Fondazione UBI Banca Popolare di Bergamo: “Il sostegno a progetti di assistenza sociale è di primaria importanza nella missione della nostra Fondazione, e la protezione della vita è nei nostri valori.  I contributi stanziati per il Centro Aiuto per la Vita e per il progetto ‘Dove altri non giunge’ sono l’espressione del desiderio di Fondazione di accompagnare e sostenere le donne che hanno avuto un percorso di vita accidentato e difficoltoso. Vorremmo che la concretezza della nostra solidarietà si traducesse in un futuro sereno per queste famiglie e in una maggiore fiducia di queste donne nelle loro capacità. Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione nel collaborare con numerosi partner del territorio, sia pubblici che del privato sociale. Una sinergia vincente, che si inserisce nella prospettiva di costruzione di un moderno e sostenibile welfare di comunità, in armonia con le prospettive e le attenzioni di Intesa Sanpaolo”.