Assistenza sociale, cultura e patrimonio al centro del Bilancio Sociale 2025 approvato insieme al rinnovo degli organi di Fondazione BPB

Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico approva, oltre al Bilancio economico, il Bilancio Sociale 2025, che racconta un anno di consolidamento dell’attività filantropica a servizio del territorio bergamasco, con erogazioni complessive pari a oltre 800 mila euro (805.319), di cui 500 mila ordinarie e 300 mila straordinarie.

Nel suo trentaquattresimo anno di attività, la Fondazione conferma così il proprio ruolo di servizio alla comunità bergamasca.

Un impegno che si è sviluppato su tutti gli ambiti di intervento della Fondazione – dall’assistenza sociale alla promozione dell’arte e della cultura, dalla tutela del patrimonio artistico alla ricerca scientifica e alla formazione – confermando una presenza attenta e continua accanto ai bisogni della comunità.

ASSISTENZA SOCIALE PRIORITÀ, QUASI METÀ DELLE RISORSE

L’assistenza sociale alle persone fragili si conferma il principale ambito di intervento, con il 48,1% delle erogazioni ordinarie (243.419 euro) destinate a sostenere mense, centri di accoglienza, progetti di reinserimento lavorativo e iniziative di supporto alle categorie più in difficoltà: donne, giovani, persone private della libertà personale.

Accanto a questo, la Fondazione ha continuato a investire nella cultura e nell’arte (123.500 euro), nella tutela del patrimonio, nell’istruzione e nella ricerca, contribuendo alla qualità della vita e alla coesione del territorio.

CULTURA E IDENTITÀ: INTERVENTI STRAORDINARI

Tra le iniziative più significative del 2025 si segnalano due interventi straordinari:

• l’acquisizione dell’opera Il Grande Cardinale in piedi di Giacomo Manzù, donata alla Città di Bergamo.
• il contributo alla Fondazione Adriano Bernareggi per il grande restauro dell’Aula Picta in Città Alta, parte del nuovo Museo Diocesano di Bergamo, così restituita alla fruizione pubblica.

Due azioni che testimoniano l’impegno della Fondazione nella valorizzazione dell’identità culturale e artistica del territorio.

Nel corso del 2025 la Fondazione, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha inoltre promosso il ciclo di incontri “Comunità in dialogo”, pensato per favorire occasioni di confronto tra istituzioni, realtà sociali e cittadini sui temi di interesse collettivo.

UN IMPEGNO COSTANTE NEL TEMPO

Dalla sua nascita nel 1991, la Fondazione ha sostenuto oltre 1.500 progetti, erogando complessivamente circa 40 milioni di euro a favore della comunità bergamasca. Nel quinquennio 2021–2025, gli interventi hanno riguardato in modo trasversale tutti i settori, con una particolare incidenza sulla tutela del patrimonio artistico e sull’assistenza sociale.

SOLIDITÀ E PROSPETTIVA

La Fondazione conferma una solida base patrimoniale, con un patrimonio netto pari a oltre 15,4 milioni di euro, e una capacità di programmazione che vede già deliberati oltre 275 mila euro per erogazioni future.

Un elemento che consente di guardare con continuità agli impegni dei prossimi anni, mantenendo saldo il legame con il territorio e la capacità di risposta ai bisogni emergenti.

Il 2025 segna inoltre un passaggio importante nel percorso evolutivo della Fondazione, con l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) nella sezione degli Enti Filantropici.

CONTINUITA’ NELLA GOVERNANCE

Nel corso della seduta del Consiglio di Amministrazione che ha approvato il Bilancio economico e sociale 2025, Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico ha inoltre provveduto al rinnovo dei propri organi sociali per il triennio 2026–2028, nel segno della continuità e della prosecuzione del lavoro svolto negli ultimi anni.

Sono stati confermati i componenti del Consiglio di Amministrazione: Armando Santus, Rossella Leidi, Daniele Pastore, Stefano Berlanda, Marco Ghitti, Raffaella Giavazzi e Laura Viganò.

Armando Santus è stato confermato nel ruolo di Presidente della Fondazione, così come Rossella Leidi nel ruolo di Vicepresidente.

Si rinnova parzialmente anche il Collegio dei Revisori, con l’uscita di Marco Rescigno e l’ingresso di Elena Rubini. Confermati Giorgio Berta, nel ruolo di Presidente, e Raffaele Moschen.

LA DICHIARAZIONE

Armando Santus, Presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico: “Il Bilancio Sociale rappresenta per noi uno strumento di trasparenza, ma anche l’occasione per restituire alla comunità il senso del lavoro svolto. Il 2025 conferma un impegno costante su tutti i fronti, con una particolare attenzione alle persone più fragili, che rimangono al centro della nostra azione.

Accanto a questo, continuiamo a investire nella cultura, nel patrimonio e nella formazione, perché crediamo che lo sviluppo di una comunità passi anche attraverso la qualità dei luoghi, delle relazioni e delle opportunità.

La solidità della Fondazione e il sostegno di Intesa Sanpaolo, ci consentono di operare con continuità, guardando al futuro con responsabilità e con la volontà di continuare a essere un punto di riferimento per il territorio bergamasco

La riconferma degli organi sociali rappresenta per noi un segnale importante di continuità e fiducia, che ci permette di proseguire il lavoro avviato in questi anni mantenendo saldo il legame con la comunità bergamasca e con i valori che ispirano l’azione della Fondazione. Desidero inoltre rivolgere un sincero ringraziamento a Marco Rescigno per il contributo offerto nel Collegio dei Revisori e formulare un augurio di buon lavoro a Elena Rubini, che entra oggi a far parte dell’Organo di controllo della Fondazione.”.

I Bilanci sono disponibili sul sito della Fondazione qui.

Nuovo volume della collana “Mille storie” sostenuta da Fondazione BPB. Oggetti, documenti, memorie personali dei protagonisti del Risorgimento

È stato presentato “Con Garibaldi. Oggetti e storie dei volontari della Città dei Mille”, nuovo volume della collana “Mille storie” (Nomos Edizioni) curata dal Museo delle storie di Bergamo e sostenuta da Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico. Il libro raccoglie e descrive cimeli, testimonianze e materiali storici appartenuti a protagonisti del Risorgimento come Francesco Nullo, Gabriele Camozzi e Giuseppe Garibaldi, restituendo una dimensione concreta e quotidiana dell’esperienza garibaldina e mettendo al centro le vicende umane dei volontari bergamaschi che parteciparono all’impresa dei Mille e che contribuirono a fondare l’Italia.

“Questo volume restituisce al Risorgimento una dimensione concreta e vicina, attraverso oggetti che custodiscono storie di partecipazione, responsabilità e impegno civile”, sottolinea Armando Santus, Presidente di Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico. “Fondazione Bpb sostiene questo lavoro editoriale pluriennale che valorizza il ricco patrimonio di archivi e collezioni del Museo, un impegno portato avanti attraverso alleanze con altre realtà del territorio che consideriamo essenziale per rafforzare la consapevolezza dell’identità e della storia del nostro territorio”.

Scopri di più qui.

Svelato in piazza Giacomo Carrara il “Grande Cardinale in piedi” di Giacomo Manzù, opera donata da Fondazione Banca Popolare di Bergamo alla città di Bergamo

Il Grande Cardinale in piedi, una delle opere più significative di Giacomo Manzù, è stato svelato oggi in piazza Giacomo Carrara, dove trova la sua collocazione permanente.
L’imponente scultura in bronzo, realizzata tra il 1985 e il 1988, è stata donata alla Città di Bergamo, terra natale dell’artista, dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico: un gesto di mecenatismo che restituisce alla comunità bergamasca uno dei capolavori più intensi del maestro, collocandolo nel cuore del distretto culturale che unisce Accademia Carrara, GAMeC e Museo Diocesano Adriano Bernareggi.

Acquistata dagli eredi Manzù, l’opera proviene da Ardea (Roma), dove lo scultore visse gli ultimi anni della sua vita. È stata collocata nell’area verde lungo il margine sinistro della piazza, tra le sedute esistenti e in prossimità del percorso pedonale principale. La posizione scelta consente una fruizione diretta e raccolta dell’opera, senza compromettere le visuali prospettiche verso l’Accademia Carrara né interferire con i flussi di attraversamento della piazza.

La scelta di questa collocazione valorizza un luogo simbolico, punto d’incontro tra arte classica e moderna, offrendo a cittadini e visitatori l’occasione di ammirare da vicino una delle creazioni più maestose e intense di Manzù.

La cerimonia di svelamento e di consegna simbolica alla città si è svolta alla presenza di Giulia Manzù, presidente della Fondazione Manzù e figlia dell’artista, della sindaca di Bergamo Elena Carnevali, dell’assessore alla Cultura Sergio Gandi e dell’assessore alla Rigenerazione Urbana Francesco Valesini, insieme al presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF Armando Santus.

UNA NUOVA TAPPA PER MANZÙ A BERGAMO

Il Grande Cardinale in piedi (1985–1988, fusione in bronzo) rappresenta una figura monumentale, alta oltre tre metri, avvolta in un piviale stilizzato e con la mitra sul capo. Appartiene alla celebre serie di cardinali e vescovi che Manzù iniziò a scolpire alla fine degli anni Trenta, trasformando l’esperienza diretta della liturgia romana in un ciclo che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita. Quest’opera, in particolare, fu realizzata negli ultimi anni di attività dello scultore (1985–1988). Secondo le ricerche di Barbara Cinelli – storica dell’arte ed esperta di Giacomo Manzù, curatrice del primo catalogo digitale dedicato all’artista –, la scultura nacque dall’assemblaggio – tramite saldature e successiva patinatura – di porzioni fuse dall’artista nella sua fonderia di Campo del Fico. Rimasta a lungo presso gli eredi, oggi arriva nella città natale di Manzù, in una collocazione che ne valorizza il significato artistico e simbolico.

Con questa donazione, Bergamo arricchisce ulteriormente il proprio “museo diffuso” dedicato a Manzù, che già annovera opere come il Monumento al Partigiano in piazza Giacomo Matteotti, gli Amanti nel cortile della GAMeC e il Cardinale nei giardini del Palazzo della Provincia.

Giulia Manzù, figlia dell’artista: “Negli ultimi anni è stata mia intenzione costante riannodare i fili delle radici che legano a Bergamo la figura di mio padre. È dunque con molto orgoglio che con mio fratello Mileto possiamo oggi vedere in un luogo simbolico, tra l’Accademia Carrara e la Galleria d’Arte Moderna, il Grande Cardinale di Giacomo Manzù. Grazie alla donazione di Fondazione Banca Popolare di Bergamo il Grande Cardinale esce dall’atelier di Ardea, dove i miei genitori l’hanno custodito per molti anni, e diviene il simbolo tangibile di un rinnovato legame tra l’artista e la sua città”.

Elena Carnevali, sindaca di Bergamo: “Per la città di Bergamo, il Grande Cardinale in piedi di Giacomo Manzù rappresenta un dono particolarmente prezioso, non solo per il valore artistico intrinseco dell’opera, ma anche per la sua forza evocativa, che continua a parlarci della dimensione interiore dell’essere umano, del potere e della spiritualità. Ringrazio la Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF, il Consiglio di Amministrazione e il suo Presidente Armando Santus per aver consegnato alla città un’opera straordinaria di uno dei massimi interpreti dell’arte del Novecento, che si inserisce pienamente nel percorso a cielo aperto delle sculture di Giacomo Manzù già presenti in diversi luoghi pubblici della nostra città. La collocazione del Grande Cardinale in piedi in piazza Giacomo Carrara porta l’arte nel tessuto vivo della città, permettendole di parlare ogni giorno a pubblici diversi, in un’area che si configura sempre più come luogo di connessione tra cultura e natura. L’Amministrazione comunale crede, e oggi lo riconferma, nel ruolo dell’arte come leva di rigenerazione urbana e culturale, capace di dare nuova vita agli spazi pubblici e rafforzare l’identità della nostra città come luogo in cui la cultura è parte integrante del vivere quotidiano”.

Armando Santus, presidente di Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF: “Desideriamo offrire alla città non solo una grande opera d’arte, ma anche un segno di riconoscenza verso il luogo da cui tutto è cominciato. L’Accademia Carrara rappresenta infatti il punto sorgivo di ogni successivo sviluppo artistico dentro la nostra comunità: senza la Carrara non ci sarebbero stati né Giacomo Manzù né, più tardi, la GAMeC. La collocazione in piazza Carrara è una scelta felice, decisa insieme al Comune di Bergamo, che ringrazio per la collaborazione e la sensibilità dimostrata. È il luogo ideale per illuminare le radici stesse della nostra storia artistica e mettere in dialogo l’arte classica con quella moderna e contemporanea. Con il “Grande Cardinale in piedi” si rinsalda ancora di più il legame tra Manzù e la sua città. Un legame che continuerà a crescere nel tempo: più passano gli anni, più emergono le radici e il ricordo che ci restituiscono la forza di superare anche i momenti di difficoltà, riconoscendo nella bellezza e nell’arte una forma di fiducia condivisa nella nostra comunità”.

Sergio Gandi, assessore alla cultura “Oggi Bergamo celebra un momento di profondo significato civico e culturale. Con lo svelamento del Grande Cardinale in piedi di Giacomo Manzù, dono generoso della Fondazione Banca Popolare di Bergamo alla città, rendiamo infatti omaggio ad un artista che con la sua opera ha saputo dare forma universale all’anima della nostra terra. Collocata nel cuore di un distretto che unisce le più importanti istituzioni artistiche della città, il Grande Cardinale in piedi si offre così allo sguardo di tutti come simbolo di bellezza e di interiorità, come invito a sostare, a contemplare, a ritrovare, nella forza silenziosa del bronzo e nella verticalità assorta della figura, un messaggio di dignità e di umanità che parla a ciascuno di noi. Bergamo accoglie il Grande Cardinale in piedi come un nuovo custode della propria anima culturale, un punto di riferimento che testimonia la grandezza dell’artista e, insieme, la volontà collettiva di rendere l’arte accessibile, quotidiana, condivisa.” 

SCHEDA TECNICA DELL’OPERA

Titolo: Grande Cardinale in piedi
Autore: Giacomo Manzù (Bergamo, 1908 – Ardea, 1991)
Datazione: 1985–1988
Materiale: Fusione in bronzo
Dimensioni: h. 325 cm (senza basamento)

Il “Grande Cardinale in piedi” appartiene alla celebre serie di cardinali e vescovi che accompagnò l’attività di Manzù per oltre cinquant’anni. Realizzata negli ultimi anni della sua carriera, l’opera fu ottenuta dall’assemblaggio di porzioni fuse dall’artista nella sua fonderia di Campo del Fico, successivamente unite tramite saldature e patinate per conferire alla superficie una cromia variegata, dai toni verde scuro al grigio-biancastro. Rimasta a lungo presso gli eredi, è oggi donata alla città di Bergamo da Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF, che la colloca in piazza Carrara, luogo simbolico di dialogo tra arte classica e moderna.

Finanza e bene comune al centro dell’ultimo incontro della Rassegna ‘Comunità in dialogo’

Giovedì 23 ottobre 2025 si è tenuto l’ultimo appuntamento della rassegna “Comunità in dialogo. Dati, esperienze, visioni”, avviata lo scorso 18 giugno in occasione della trasformazione della Fondazione Banca Popolare di Bergamo in Ente Filantropico. Un ciclo di incontri realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo, pensato per offrire alla città un percorso di riflessione sul ruolo dell’economia e della finanza nel generare valore quando al centro vengono posti la persona e il bene comune.

L’incontro conclusivo, ospitato nel centro di Bergamo, nella Sala Funi – sede condivisa da Intesa Sanpaolo e da Fondazione Banca Popolare di Bergamo –, ha avuto come tema centrale “Valore comune. La finanza al servizio della comunità”. A dialogare sul significato profondo di questo titolo sono intervenuti Giovanni Bazoli Presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Mons. Francesco Beschi Vescovo di Bergamo, e Paolo Bonassi Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo.

Ad aprire la serata, il saluto istituzionale di Armando Santus, Presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico: “Questo appuntamento riunisce voci di grande autorevolezza per riflettere sul ruolo della finanza nel generare valore comune. È un tema che tocca da vicino la nostra identità: Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico nasce per rafforzare la connessione tra sviluppo economico e crescita sociale, in continuità con una storia che affonda le sue radici nella comunità bergamasca”.

A seguire, l’intervento di Daniele Pastore, Direttore Regionale Lombardia Nord della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato l’impegno concreto del gruppo sul territorio: “Per Intesa Sanpaolo la finanza sostenibile è un fattore determinante per generare impatti positivi e duraturi per le persone, le imprese e i territori. Anche a Bergamo il nostro impegno si esprime quotidianamente attraverso la vicinanza alla comunità e con il sostegno all’economia reale, favorendo l’accesso al credito per i giovani, le famiglie e le imprese”.

Il professor Giovanni Bazoli ha aperto il confronto con un intervento che ha ripercorso la vicenda del Banco Ambrosiano, il suo fallimento nel 1982 e il successivo risanamento che, attraverso successive fusioni, ha portato alla nascita di Intesa Sanpaolo. Un passaggio cruciale della storia economica italiana, che Bazoli ha definito “un segnale di svolta, l’avvio di un cambiamento, segno di un’attenzione e di una cura rivolta dal sistema del credito agli interessi di tutti gli stakeholders della banca. Perché allora – senza che fosse imposto da una legge – si ritenne giusto tutelare sia gli interessi degli azionisti (che, secondo le teorie economiche classiche, avrebbero dovuto essere abbandonati), sia quelli di tutti i dipendenti (non implicati nel fallimento) che mantennero il posto di lavoro”. Bazoli ha poi posto una domanda provocatoria: “Un’operazione straordinaria che sarebbe riproponibile oggi? Credo di sì, a condizione che si vada alle radici dei valori che allora vennero tradotti in scelte concrete. Fu una scelta etica incentrata su una comunità fatta di persone. In questo senso, le piccole banche possono fare meglio, perché con la clientela hanno un rapporto di prossimità. Oggi il rischio concreto in Italia è quello della spersonalizzazione, perché l’uso dell’intelligenza artificiale può impoverire il riferimento al territorio, associando la società alla somma anonima di personalità indistinte. Se si abbraccia questa visione, non ha senso parlare di comunità”.

A supporto del dibattito, Giovanni Foresti, Head of Regional Research di Intesa Sanpaolo, ha presentato un quadro di dati e analisi che ha evidenziato come “Disuguaglianza e povertà non dipendono solo dalla crescita economica. Altri fattori sono rilevanti: ricchezza e rendita, istruzione e mercato del lavoro, intervento pubblico”.

Su questa base si sono innestati gli interventi di Paolo Bonassi e monsignor Francesco Beschi. Bonassi ha raccontato l’evoluzione dell’impegno sociale di Intesa Sanpaolo: “Dal 2018 ha fatto entrare l’impegno sociale, a pieno titolo, nel piano di impresa. La nostra banca non è solo un intermediario creditizio, ma è attivo nel promuovere opportunità di crescita economica, sociale, soprattutto per chi vive una situazione di fragilità. Una visione che nasce dalla consapevolezza che le disuguaglianze non sono un problema del singolo, ma riguardano l’intera collettività. In Italia i NEET sono 400mila, 150mila solo in Lombardia. A loro dedichiamo programmi per il reinserimento in percorsi scolastici, formativi, occupazionali”.

Mons. Francesco Beschi ha aperto il suo intervento citando Paolo VI: “Lo sviluppo autentico deve essere integrale, cioè volto alla promozione di ogni uomo e di tutto il mondo. Non accettiamo di separare lo sviluppo economico dall’umano. Non è la potenza che ci salva, e non è solo e prima di tutto la potenza economica. È l’integrità della visione umana che ci può salvare”. Ha poi definito il professor Bazoli “d’ispirazione per la mia vita” e ha riflettuto sul significato profondo della parola “comunità”, oggi spesso abusata e quindi svuotata. Richiamando le radici etimologiche e culturali del termine – koinonia, communitas, ubuntu (“sono, perché siamo”) – il Vescovo ha sottolineato come la comunità sia “essenziale, alla portata di tutti, semplice, comune, modesto, appartenente ad ogni essere umano”, e come essa implichi “un compito e una responsabilità condivisi”. Ha concluso con un monito: “La moneta si fonda su valori non monetizzabili. Il criterio ispiratore di una finanza al servizio della comunità è l’attenzione alla comunitarietà”.

Fondazione Banca Popolare di Bergamo dona alla città di Bergamo il “Grande Cardinale in piedi” di Giacomo Manzù. Sarà collocata in piazza Giacomo Carrara. Inaugurazione dell’opera, sabato 8 novembre ore 10,30 alla presenza di Giulia Manzù, figlia dell’artista.

Fondazione Banca Popolare di Bergamo dona ufficialmente alla città di Bergamo il Grande Cardinale in piedi (1985–1988, fusione in bronzo), una delle opere più significative di Giacomo Manzù, tra i massimi scultori italiani del Novecento.
L’opera, in accordo con il Comune di Bergamo, sarà collocata in piazza Giacomo Carrara, al centro di un distretto culturale che unisce la Pinacoteca e l’Accademia Carrara, la GAMeC e, in prospettiva, la nuova sede della Galleria, poco distante, oltre all’Oratorio di San Lupo, spazio dedicato all’arte contemporanea del Museo Diocesano Adriano Bernareggi.
L’intervento prevede la collocazione della scultura all’interno di piazza Giacomo Carrara, in corrispondenza dell’area verde situata lungo il margine sinistro dello spazio pubblico, tra le sedute esistenti e in prossimità del percorso pedonale principale. La posizione individuata garantisce una fruizione diretta e raccolta dell’opera, senza compromettere le visuali prospettiche verso l’Accademia Carrara né interferire con i flussi di attraversamento della piazza. La scultura sarà fissata tramite un sistema di perni su un basamento in pietra arenaria locale, analogo per tonalità e trattamento superficiale al materiale lapideo impiegato nella pavimentazione della piazza, al fine di garantire continuità materica e armonia compositiva.
La scelta di questa collocazione intende valorizzare un luogo simbolico che mette in dialogo l’arte classica con quella moderna, offrendo ai cittadini e ai visitatori l’occasione di incontrare da vicino una delle creazioni più imponenti e intense di Manzù.
La donazione pubblica dell’opera alla città, con l’inaugurazione della statua, si terrà sabato 8 novembre 2025 alle ore 10.30, alla presenza di Giulia Manzù, figlia dell’artista. Ad accoglierla, la sindaca di Bergamo Elena Carnevali, l’assessore alla cultura Sergio Gandi, l’assessore alla rigenerazione urbana Francesco Valesini, insieme al presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo, Armando Santus. Previsto anche un intervento di Barbara Cinelli, storica dell’arte ed esperta di Giacomo Manzù, curatrice del primo catalogo digitale dedicato all’artista.
UNA NUOVA TAPPA PER MANZÙ A BERGAMO
Il Grande Cardinale in piedi rappresenta una figura monumentale, alta oltre tre metri, avvolta in un piviale stilizzato e con la mitra sul capo. Appartiene alla celebre serie di cardinali e vescovi che Manzù iniziò a scolpire alla fine degli anni Trenta, trasformando l’esperienza diretta della liturgia romana in un ciclo che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Quest’opera, in particolare, fu realizzata negli ultimi anni di attività dello scultore (1985–1988). Secondo le ricerche di Barbara Cinelli, nacque dall’assemblaggio – tramite saldature e successiva patinatura – di porzioni fuse dall’artista nella sua fonderia di Campo del Fico. Rimasta a lungo presso gli eredi, oggi arriva nella città natale di Manzù, in una collocazione che ne valorizza il significato artistico e simbolico.
Con questa donazione, Bergamo arricchisce ulteriormente il proprio “museo diffuso” dedicato a Manzù, che già annovera opere come il Monumento al Partigiano in piazza Giacomo Matteotti, gli Amanti nel cortile della GAMeC e il Cardinale nei giardini del Palazzo della Provincia.
Armando Santus, presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo“Restituire alla città natale di Giacomo Manzù una delle sue opere più magnifiche significa rafforzare il legame tra Bergamo e uno dei suoi artisti più grandi. Abbiamo scelto, insieme al Comune di Bergamo, di collocare l’opera in piazza Carrara perché è un luogo simbolico, cuore pulsante dell’arte cittadina, tra l’Accademia Carrara, la GAMeC e il Museo Diocesano Bernareggi. Uno spazio bello e accessibile a cittadini e cittadine, ma anche strategico per i tanti turisti che percorrono l’asse tra Città Alta e Città Bassa. Con questa donazione il nostro desiderio è che l’opera possa essere vissuta da tutti e diventi parte del patrimonio condiviso della comunità”.
Elena Carnevali, sindaca di Bergamo: “Desidero innanzitutto ringraziare la Fondazione Banca Popolare di Bergamo e il suo Presidente Armando Santus, per questa donazione così significativa che consegna alla città un’opera straordinaria di Giacomo Manzù, tra i massimi interpreti dell’arte del Novecento e che rafforza ulteriormente il legame con la sua terra natia.
Il Grande Cardinale in piedi è una presenza imponente, austera e profondamente evocativa. Non solo colpisce per la sua forza plastica, ma invita a una riflessione più profonda sul senso del potere, del silenzio, dell’interiorità.
La sua collocazione in piazza Giacomo Carrara, tra l’Accademia Carrara, l’attuale e la futura GAMeC, il Parco Suardi, gli Orti di San Tomaso, ritengo sia un gesto di grande rilevanza culturale: un’opera che si inserisce in luoghi di incontro, dove arte antica, moderna e contemporanea si confrontano ogni giorno parlando a pubblici diversi. Qui l’arte non resta chiusa in uno spazio espositivo, ma entra nel tessuto vivo della città in una area che va sempre più configurandosi come un luogo di connessione tra cultura e natura. La presenza del Cardinale darà forza alla piazza attraverso la capacità dell’arte di suscitare emozioni e domande.
Bergamo conserva altre importanti opere di Manzù – come il Monumento al Partigiano in centro città, Gli Amanti nel cortile della GAMeC, la Carrozza di Giulia e Mileto nel cortile della sede universitaria del Collegio Baroni – testimonianze diverse ma tutte accomunate dalla capacità dell’autore di parlare dell’essere umano nella sua verità più profonda.
Con questo intervento l’Amministrazione conferma ancora una volta il ruolo dell’arte come leva di rigenerazione urbana e culturale, capace di dare nuova vita agli spazi pubblici e di rafforzare l’identità della nostra città come luogo in cui la cultura è parte integrante del vivere quotidiano”. 
Sergio Gandi, assessore alla cultura del Comune di Bergamo: “Con la donazione del Grande Cardinale in piedi di Giacomo Manzù alla città di Bergamo, la Fondazione Banca Popolare di Bergamo rinnova il proprio impegno nel promuovere la cultura come bene comune, rendendo accessibile a tutti un capolavoro che appartiene alla storia e all’identità della nostra comunità.
Collocata nel cuore di un distretto che unisce le più importanti istituzioni artistiche della città, l’opera diviene occasione per riaffermare il valore della bellezza come legame civile, e contemporaneamente simbolo della volontà condivisa di rendere l’arte parte viva dello spazio pubblico, luogo d’incontro e di ispirazione per cittadini e visitatori, territorio di dialogo vitale tra tradizione e contemporaneità, tra memoria e futuro.
Il Grande Cardinale in piedi, tra le creazioni più intense di Manzù, non è solo un segno di eccellenza artistica, ma un invito a sostare, a contemplare, a riscoprire la forza umana e spirituale della scultura.
Bergamo accoglie il Grande Cardinale in piedi come un nuovo custode della sua anima culturale, un punto di riferimento che racconta, con la forza silenziosa del bronzo, la grandezza di uno dei suoi figli più illustri e il desiderio collettivo di rendere l’arte accessibile, quotidiana, condivisa.” 
 
Francesco Valesini, assessore alla rigenerazione urbana del Comune di Bergamo: L’inserimento della scultura nel punto scelto assume un valore simbolico collocandosi in prossimità dell’area un tempo occupata dalla chiesa di San Tomaso, poi demolita, e in un contesto urbano storicamente connotato dalla presenza di numerosi edifici religiosi oggi non più esistenti né leggibili nello spazio fisico. In tal senso, l’opera di Manzù, per sua natura espressiva e iconografica legata alla dimensione sacrale, si configura come segno contemporaneo capace di restituire, in forma evocativa e discreta, memoria di quei luoghi scomparsi. La sua presenza contribuisce a ricucire idealmente la trama storica del sito, restituendo profondità culturale e stratificazione simbolica allo spazio pubblico.”
SCHEDA TECNICA DELL’OPERA
Titolo: Grande Cardinale in piedi
Autore: Giacomo Manzù (Bergamo, 1908 – Ardea, 1991)
Datazione: 1985–1988
Materiale: Fusione in bronzo
Dimensioni: h. 325 cm (senza basamento)
Il Grande Cardinale in piedi appartiene alla celebre serie di cardinali e vescovi che accompagnò l’attività di Manzù per oltre cinquant’anni. Realizzata negli ultimi anni della sua carriera, l’opera fu ottenuta dall’assemblaggio di porzioni fuse dall’artista nella sua fonderia di Campo del Fico, successivamente unite tramite saldature e patinate per conferire alla superficie una cromia variegata, dai toni verde scuro al grigio-biancastro. Rimasta a lungo presso gli eredi, è oggi donata alla città di Bergamo dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo, che la colloca in piazza Carrara, luogo simbolico di dialogo tra arte classica e moderna.

Un anno di lavori per valorizzare gli affreschi duecenteschi dell’Aula Picta di Bergamo. Il progetto di restauro interamente sostenuto da Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF

La Diocesi di Bergamo ha presentato il progetto di restauro dell’Aula Picta, il cuore del palazzo medievale che ospiterà il nuovo Museo Diocesano Adriano Bernareggi di Bergamo, in Città Alta, tra la Basilica di Santa Maria Maggiore, la Cappella Colleoni e l’attuale Curia.

L’Aula Picta, la sala delle udienze del Vescovo di Bergamo, è un capolavoro unico nel contesto dell’arte lombarda del XIII secolo, per la vivacità cromatica, la varietà narrativa e la ricchezza dei dettagli iconografici degli affreschi ma anche per lo stretto legame tra funzione del luogo e soggetti raffigurati, caratterizzati dal linguaggio simbolico tipico dell’epoca.

All’interno della sala è terminato il “cantiere pilota”, avviato nel mese di gennaio 2025, che ha portato al recupero di parte della parete est e che si è rivelato utile a definire i criteri per l’intervento di restauro complessivo, con termine lavori previsto entro il 2026. L’intervento è promosso da Fondazione Adriano Bernareggi e interamente sostenuto da Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF con una donazione di 140 mila euro. La supervisione e la direzione scientifica del cantiere di restauro sono affidate alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia; il restauro è a cura di Villa Restauri di Tiziano Villa, sotto la direzione lavori dell’architetto Giovanni Tortelli dello Studio GTRF di Brescia.

Dal giorno successivo all’inaugurazione del nuovo Museo Diocesano, fissata per sabato 27 settembre 2025, i visitatori che transiteranno all’interno dell’Aula Picta potranno ammirare i dipinti già restaurati e osservare da vicino il lavoro dei restauratori: un’opportunità per conoscere non solo la storia degli affreschi, del Palazzo e del contesto storico-culturale a cui risale, ma anche il percorso di valorizzazione intrapreso da Fondazione Adriano Bernareggi.

Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF ha sostenuto con convinzione il restauro dell’Aula Picta, con l’obiettivo di restituirla alla fruizione pubblica. In accordo con la Diocesi di Bergamo ogni prima domenica del mese, in coincidenza con l’ingresso gratuito ai musei statali, l’accesso all’Aula Picta sarà libero e gratuito per tutti.

Don Davide Rota Conti, direttore Museo Diocesano Adriano Bernareggi: «L’Aula Picta è senza dubbio il luogo più bello dell’antico Palazzo del Vescovo di Bergamo: grazie ai preziosi affreschi è un “gioiello” artistico, storico e architettonico che la Diocesi ha voluto valorizzare con un lungo e attento intervento di recupero. Un impegno che potranno toccare con mano anche i visitatori del nuovo Museo Diocesano, di cui l’Aula Picta è il cuore pulsante: grazie al cantiere in corso il pubblico potrà ammirare dal vivo il lavoro dei restauratori sulla sala. È anche questo un modo per rendere i visitatori partecipi dei lavori di valorizzazione legati al nuovo Museo Diocesano, un Museo della Diocesi per la comunità».

Armando Santus, presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF: «Fin dalla sua nascita, nel 1991, Fondazione Banca Popolare di Bergamo – EF sostiene le iniziative di conservazione, recupero e valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio, oggi insieme ad Intesa Sanpaolo. È un investimento non solo sulle strutture e sui beni, ma soprattutto sulla bellezza, sulla memoria e sulla tradizione di un’intera comunità. L’Aula Picta, con le sue peculiari caratteristiche, porterà i visitatori a viaggiare nella Bergamo del Medioevo, aiutandoli così a comprenderne le radici storiche, sociali e religiose. Il nostro impegno è quello di offrire a tutta la comunità la possibilità di accedere liberamente alla bellezza dell’arte».

L’AULA PICTA

L’Aula Picta, dal latino “sala dipinta”, è la sala delle udienze del Vescovo di Bergamo in epoca medievale, interamente decorata con affreschi realizzati nel XIII secolo. Un tempo in cui il Vescovo rappresentava non solo la massima autorità spirituale della città, ma deteneva anche il potere giudiziario e politico. Era l’epoca precedente alla nascita dei comuni, quella del vescovo-conte, del vescovo-giudice. In questo contesto, l’Aula Picta era un luogo in cui si redigevano e validavano documenti legati a proprietà e possedimenti, in cui si amministrava la giustizia, ma era anche un luogo di incontro, di dialogo tra le corporazioni e uno spazio in cui sanare i contrasti tra le diverse fazioni della città, un luogo dunque dalla finalità anche “diplomatica”.

A rendere unici gli affreschi di questa sala nel contesto del panorama pittorico del Duecento è l’associazione tra la particolare funzione del luogo e le raffigurazioni del ciclo pittorico, che accostano scene della vita di Cristo con elementi escatologici (legati, cioè, alla fine dei tempi) e richiami al tema della giustizia. Così l’Aula Picta esprime il desiderio della Chiesa medievale bergamasca di promuovere un buon governo della città, ispirato ai principi evangelici.

L’autore degli affreschi è anonimo, così come non si conosce con precisione la datazione dei dipinti: l’arco temporale stimato dagli studiosi è quello della seconda metà del Duecento.

IL PROGETTO DI RESTAURO

L’architetto Mara Micaela Colletta e la dott.ssa Silvia Massari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, che seguono passo passo il progetto di restauro, così lo descrivono: «Testimonianza di importante rilievo nell’ambito della pittura lombarda del Duecento, l’Aula Picta della Curia di Bergamo mostra, nei temi iconografici proposti, la sua funzione di raccordo tra lo spazio sacro della Basilica e quello politico del Palazzo vescovile, che unisce anche dal punto di vista architettonico. All’esteso ciclo pittorico dedicato alla vita di Cristo, si affiancano infatti immagini di carattere profano, probabile riferimento all’originaria funzione amministrativa e giuridica dell’ambiente, oltre a un campionario di bizzarre figure deformi che ritornano sia nei medaglioni della parte mediana delle pareti che nel fregio continuo alla sommità. Le vicende conservative dei dipinti murali sono solo in parte ricostruibili: dalla loro riscoperta, negli anni Trenta del Novecento, durante i lavori diretti da Luigi Angelini, i dipinti hanno subito almeno tre interventi di restauro. Il primo, nel 1938, venne affidato al pittore-restauratore Arturo Cividini che tentò di restituire leggibilità alle immagini dipinte, fortemente deteriorate in seguito all’intervento di rimozione degli scialbi sovrammessi, con estese ricostruzioni pittoriche di fantasia, che vennero poi parzialmente rimosse durante il successivo intervento di restauro eseguito da Pinin Brambilla Barcilon negli anni Settanta. Con il terzo intervento, eseguito all’inizio degli anni Duemila, si decise di rimuovere tutti i precedenti interventi ricostruttivi, compresi quelli da considerare ormai storicizzati, per sostituirli con un’estesa reintegrazione a tratteggio, tecnica messa a punto dall’Istituto Centrale per il Restauro negli anni Quaranta del Novecento per l’integrazione pittorica, circoscritta, delle lacune. Il tratteggio venne qui eseguito su tutte le abrasioni della pellicola pittorica, attuando numerosi ripristini arbitrari di elementi figurativi in assenza totale di elementi e nessi attendibili a guidare l’operazione. L’ampia reintegrazione a tratteggio celò tuttavia le poche tracce di policromia superstite, inducendo una percezione falsamente uniformante della superficie pittorica e nascondendo alcuni dettagli figurativi originali che è stato possibile far riemergere durante il cantiere pilota di restauro attualmente in corso, condotto dalla Curia di Bergamo e affidato al restauratore Tiziano Villa, grazie a un’attenta operazione di pulitura. In fase di cantiere pilota, si è deciso pertanto di rimuovere integralmente la reintegrazione a tratteggio eseguita nel 2002 per sostituirla con un intervento che si propone di essere più rispettoso del tessuto pittorico originale e delle condizioni conservative dei dipinti. In accordo con la Soprintendenza, si è scelto di adottare una modalità di reintegrazione più consona ed equilibrata, lavorando a velatura, sottotono e non a colore, in modo da smorzare l’emergenza visiva delle lacune, e permettere allo sguardo di intuire le forme originarie delle immagini dipinte, senza la necessità di intervenire in modo ricostruttivo. I funzionari della Soprintendenza sono stati costantemente presenti in cantiere per fornire le direttive necessarie all’esecuzione delle delicate operazioni di restauro. Oltre al restauro dei dipinti medievali è previsto anche il riordino delle ampie porzioni di intonaci trattati a “neutro” dal Cividini negli anni Trenta, che si presentano attualmente molto annerite e necessitano di un intervento di pulitura per poter meglio dialogare con i dipinti restaurati».

Il CICLO PITTORICO: LA VITA DI CRISTO, LA GIUSTIZIA E LA “RUOTA DELLA FORTUNA”, SANT’ALESSANDRO E I VESCOVI NARNO E VIATORE

La vita di Cristo – sul registro mediano delle pareti – è raffigurata nei suoi episodi principali, alcuni pressoché irriconoscibili a causa dei danni del tempo: se ben visibili sono l’Annunciazione e la Natività (con richiami all’Ultima Cena e alla Passione) e Cristo davanti a Pilato, si può solo intuire la presenza della scena del Rinnegamento di Pietro, di Giuda Impiccato, della Derisione di Cristo, di Crocifissione, Resurrezione e discesa al Limbo. Segue una successione di temi escatologici: due figure simmetriche di Cristo in mandorla e della Seconda parusia (il ritorno di Gesù alla fine dei tempi che precede il Giudizio Universale), dove è visibile l’elemento della spada (in bocca a Cristo) come strumento di giustizia, con cui dividere giusti e colpevoli, l’arcangelo Michele che pesa le anime, la Fenice che rappresenta la resurrezione della carne ed è immagine simbolica di Cristo.

Il linguaggio di riferimento con cui leggere gli affreschi è quello simbolico tipico dell’età medievale, per cui non mancano elementi irrazionali e lontani dalla cultura moderna. Da questo punto di vista, uno spazio consistente è dedicato al tema della fortuna: anticamente impersonificato da una dea dispensatrice di felicità terrena e condannata dai Padri della Chiesa, nel medioevo è recuperato come mito rappresentato dall’immagine di una ruota che gira incessantemente, paradigma della caducità umana. La Ruota della Fortuna dipinta all’interno dell’Aula Picta presenta, in corrispondenza dei quattro punti cardinali, altrettante condizioni umane che si alternano al girare della ruota e dunque del tempo. “Leggendo” l’affresco in senso orario la figura regale che troneggia alla sommità della ruota (dove campeggia la scritta latina “Regno”) prima o poi prenderà il posto di chi, aggrappato a testa in giù, non può che rimpiangere i tempi andati (“Regnavi”, “ho regnato”). Schiacciato dal peso della fortuna, alla base della ruota è appeso chi ormai non ha più nulla (“Sum sine regno”, “sono senza regno”). L’ottimismo, invece, pervade la figura in ascesa (“Regnabo”, regnerò). Apparentemente estranea all’allegoria della ruota, la sottostante coppia di uccelli, specularmente protesa verso una coppa, ne è in realtà il necessario complemento: rappresenta due pavoni che si abbeverano al calice, emblemi di incorruttibilità e immortalità, dell’eterna beatitudine celeste da contrapporre alla fugace felicità terrena, alle alterne vicende umane simboleggiate dalla ruota in perenne movimento. L’ipotesi è che il vescovo-giudice-conte, durante i dibattimenti sedesse proprio sotto l’immagine di Cristo giudice e accanto a San Michele, con gli imputati o i contendenti di fronte a lui in corrispondenza delle storie della Passione e accanto alla Ruota della Fortuna, a rammentargli di considerare, nell’esercizio del suo compito, quanto effimera sia la sovranità data da ricchezza, gloria e potere e quanto necessario sia invece un punto di appoggio più solido, dato solo da Dio. All’interno dell’Aula Picta non mancano immagini decorative e antropomorfe, con un alto zoccolo riccamente ornato e il sorprendente fregio continuo abitato da una variegata popolazione di animali domestici, belve e mostri di vario genere provenienti dai bestiari medievali oltre che da elementi vegetali.

Tra i dipinti più significativi della sala, per il buono stato di conservazione e l’importanza dei soggetti rappresentati, all’interno di una bifora rientrante nel muro, ci sono le effigi dei tre fondatori della chiesa bergamasca, nel IV secolo: il patrono e martire Sant’Alessandro, e i primi due vescovi, Narno e Viatore.

IL NUOVO ‘MUSEO DIOCESANO ADRIANO BERNAREGGI’ DI BERGAMO

Sabato 27 settembre 2025 la Diocesi di Bergamo apre le porte del nuovo ‘Museo Diocesano Adriano Bernareggi’ di Bergamo, nel cuore di Città Alta, all’interno dell’antico Palazzo episcopale di cui il cuore monumentale è rappresentato dall’Aula Picta. Il taglio del nastro sarà accompagnato da una grande festa aperta alla città in piazza Duomo. Il Museo Diocesano torna sul colle di San Salvatore, dove fu inaugurata la sua prima sede nel 1961. Su una superficie espositiva di oltre 900 metri quadrati troveranno sede 60 opere d’arte, distribuite in dieci sale su due piani. Si tratta di dipinti, sculture e oggetti preziosi risalenti ad un periodo che va dal ‘300 al ‘900: dalla scultura medievale a Lorenzo Lotto e Andrea Previtali, da Giovan Battista Moroni a Carlo Ceresa ed Evaristo Baschenis (XV-XVIII secolo), fino all’omaggio novecentesco a Manzù e Scorzelli. A queste esposizioni si aggiungono opere provenienti da alcune parrocchie della Diocesi, che saranno esposte temporaneamente, rendendo il nuovo Museo punto di riferimento e luogo di ricomposizione e narrazione del ricco patrimonio artistico custodito nelle chiese del territorio. Oltre alle sale espositive, il Museo offrirà spazi per conferenze e per attività educative, e una sala multimediale dedicata al racconto dello sviluppo architettonico di piazza Duomo e degli edifici che la circondano. Ma il nuovo Museo sarà molto più che uno spazio espositivo: si configura come un vero e proprio itinerario che unisce sin d’ora l’antico Palazzo vescovile (con l’Aula Picta), il Battistero trecentesco, i resti dell’antica Cattedrale paleocristiana (oggi ‘Museo dell’’Antica Cattedrale’) e, in futuro, anche l’area archeologica del Tempietto romanico di Santa Croce, posto tra il nuovo Museo e la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove è in corso una campagna di scavo, condotta dalla Soprintendenza. Chiude idealmente il percorso l’Oratorio di San Lupo situato in via San Tomaso, in Città Bassa, dedicato all’arte contemporanea. Un museo diffuso, quindi, che invita a compiere un percorso storico e geografico dedicato alla Chiesa di Bergamo. Un biglietto unico consentirà ai visitatori di conoscere tutti questi luoghi, in un viaggio che abbraccia oltre 1700 anni di storia.

“Prendersi cura. Nuovi bisogni, nuove risposte”: al via la rassegna “Comunità in dialogo” di Fondazione Banca Popolare di Bergamo e Intesa Sanpaolo per promuovere la cultura del dono

«Non basta elargire il dono. Occorre promuovere la cultura del dono nella comunità di riferimento». È da questa consapevolezza, espressa dal presidente di Fondazione Banca Popolare di Bergamo Armando Santus, che nasce il ciclo di incontri “Comunità in dialogo. Dati, esperienze, visioni”, promosso da Fondazione BPB in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Tre appuntamenti con voci autorevoli e dal profilo diverso per esplorare il valore che economia e finanza possono generare quando mettono al centro la persona e il bene comune. Un percorso tra dati, esperienze e visioni – come cita il titolo scelto – per leggere il presente e immaginare il futuro di Bergamo.

Fondazione Banca Popolare di Bergamo diventa Ente Filantropico. Si rafforza così l’impegno della Fondazione nella promozione della solidarietà e dello sviluppo del territorio bergamasco attraverso iniziative benefiche, culturali, socioassistenziali, di tutela del patrimonio locale e dell’arte, avviato nel 1991 per iniziativa dell’allora Banca Popolare di Bergamo e che continua, oggi, insieme a Intesa Sanpaolo, e per celebrare al meglio questo importante momento della storia dell’ente promuove, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, la rassegna di tre incontri aperta alla città. Il primo appuntamento, ospitato nella sede di Fondazione BPB e di Intesa Sanpaolo di viale Roma, ha affrontato il tema della persona e della cura, con un titolo che è già un programma: ‘Prendersi cura. Nuovi bisogni, nuove risposte’. Un incontro che ha voluto esplorare come economia, finanza, impresa e mondo sociale possano concorrere alla costruzione di una comunità più giusta e inclusiva, secondo una logica generativa condivisa anche dalla sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, intervenuta in apertura.

A guidare la riflessione iniziale l’economista Giovanni Foresti, Head of Regional Research di Intesa Sanpaolo, che ha delineato un quadro fatto di sfide urgenti: aumento delle disuguaglianze, povertà diffusa anche tra i lavoratori, giovani “Neet”, squilibri demografici e crescente vulnerabilità sociale. Poi, la conversazione, moderata da Alberto Ceresoli, direttore de L’Eco di Bergamo, ha coinvolto don Roberto Trussardi direttore della Caritas diocesana, Giovanna Ricuperati presidente di Confindustria Bergamo, e Francesco Locati direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII.

L’urgenza emersa non è soltanto economica: riguarda la qualità della relazione, la dignità abitativa, l’ascolto attivo delle nuove povertà materiali, culturali e spirituali. Come ha ribadito don Trussardi: “La comunità di relazione parte dagli ultimi e li reinserisce. Non basta dare un pacco di pasta”. A richiamare l’intervento delle imprese è stata Ricuperati: “Ognuno deve fare bene la propria parte, anche sul piano della produttività e del benessere delle persone”. E Locati ha ricordato la necessità di riformare l’approccio alla cura, rafforzando la sanità di prossimità, in rete con la comunità.

“Comunità in dialogo” si propone così non solo come spazio di confronto, ma come laboratorio permanente di idee, in grado di attivare alleanze tra mondo pubblico e privato, tra istituzioni e cittadinanza. Appuntamento al secondo incontro della rassegna, dal titolo ‘Territorio e visione. Generare futuro insieme’, giovedì 18 settembre 2025, con Sergio Cavalieri Rettore Università degli studi di Bergamo, Gen. D. Cosimo Di Gesù Comandante Accademia Guardia di Finanza di Bergamo, Fabio Bosatelli Presidente Gewiss Spa, Roberta Frigeni Direttrice Museo delle Storie di Bergamo.

L’ingresso è libero e gratuito, previa registrazione online su eventbrite (link: https://bit.ly/3Sy93sP) raggiungibile anche dal sito fondazionebpb.it/eventi

 

Terminato il restauro del grande dipinto ‘Apostoli intorno al sepolcro vuoto e colmo di fiori della Madonna’ di Camillo Procaccini, nella Basilica di Santa Maria Maggiore

Torna a splendere il grande dipinto di Camillo Procaccini Apostoli intorno al sepolcro vuoto e colmo di fiori della Madonna (olio su tela, cm 880×380), dopo un importante intervento di restauro promosso da Fondazione MIA con il contributo di Fondazione Banca Popolare di Bergamo.

L’opera, realizzata alla fine del Cinquecento, impreziosisce la parete absidale della Basilica di Santa Maria Maggiore, al di sopra del Coro dei Laici intagliato da Giovanbattista Capoferri su disegno di Lorenzo Lotto, anche quest’ultimo oggetto di un monumentale restauro, concluso in occasione di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023. Un ulteriore e fondamentale tassello che si aggiunge all’ampio piano di valorizzazione del prezioso monumento, che vede anche il recupero delle vetrate con ripristino e automazione dei tendaggi dell’abside.

I lavori sul dipinto di Camillo Procaccini, avviati nel marzo 2024, sono stati eseguiti dallo studio bergamasco Sesti Restauri di Delfina Fagnani, già intervenuto su altre opere di Camillo Procaccini: Madonna con Bambino in trono tra i SS. Pietro e Antonio Abate e Angeli Santi (olio su tela, cm 300×190, Basilica di San Marco, deposito dalla Pinacoteca di Brera, Milano) e Santa Veronica (olio su tavola, cm 271×150, Certosa di Pavia).

Fondazione Banca Popolare di Bergamo ha contribuito al restauro con un contributo di 35 mila euro, a fronte di un investimento totale di 73 mila euro.

La grande tela, realizzata alla fine del Cinquecento, raffigura gli apostoli, avvolti da abbondanti e plastici panneggi, raccolti intorno al sepolcro vuoto di Maria. Secondo la tradizione cristiana la Vergine non sarebbe morta ma, dopo essersi addormentata, sarebbe stata assunta in Cielo in anima e corpo. L’Assunzione in cielo di Maria, a cui è dedicata la Basilica e celebrata il 15 agosto, è una delle solennità (insieme a quella dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre), che richiama il maggior numero di fedeli bergamaschi nella Basilica, edificata in epoca medievale.

LA STORIA E IL RESTAURO

La tela di Camillo Procaccini raffigurante Apostoli intorno al sepolcro vuoto e colmo di fiori della Madonna viene restituita ad un ritrovato splendore grazie a un restauro che ha unito conservazione e conoscenza del processo creativo dell’artista.

Dipinto a fine Cinquecento nel momento di massimo successo dell’artista emiliano a Milano – dove stava lavorando anche alle ante degli organi del Duomo – il grande telero bergamasco fu affidato a Camillo Procaccini su incarico dei Reggenti della Misericordia Maggiore, che lo vollero quale “miglior pittore della città”. L’opera, pensata in dialogo con l’Assunta affrescata due anni prima da Giovan Paolo Cavagna nella parte superiore dell’abside, rappresenta un esempio straordinario della moderna riforma di stile di cui Camillo Procaccini fu promotore, e che guiderà molti artisti lombardi di primo Seicento.

Il tempo non è stato clemente con questo capolavoro: nel corso dei secoli sul telero – originariamente privo di telaio di sostegno e inchiodato direttamente al muro su fasce lignee – sono stati ripetutamente affrontati problemi sia strutturali che estetici: a tutt’oggi l’ultimo rintelo (Fumagalli, 1851) garantisce l’adesione degli strati pittorici alla tela, seppur denunciando deformazioni e rilasciamenti tessili; mentre l’intero manto pittorico era gravato da pesanti strati polverosi, imbrunimenti di vecchi protettivi e diffusissimi e sovrapposti ritocchi pittorici precedenti (ultimo Steffanoni, 1958) che risarcivano numerosi tagli e lacerazioni.

Per il recente restauro, condotto senza la possibilità di smontare l’opera dalla parete, si sono adottate strategie funzionali all’azione diretta sul fronte dell’opera, che hanno previsto anche l’utilizzo di piccole tavole a bassa pressione al fine di migliorare il grado di tensione delle tele ed attenuare le deformazioni presenti. In seguito ad un’ampia campagna diagnostica finalizzata alla conoscenza dello stato di conservazione e della tecnica esecutiva, le graduali fasi di pulitura del manto pittorico – concordate con il Soprintendente di Brescia Angelo Loda – hanno fatto riaffiorare non solo la brillantezza dei colori originali ma anche particolari salienti riguardanti la revisione di un apostolo inginocchiato e di un intrigante volto di un dodicesimo apostolo, riscontrabili peraltro in due disegni preparatori dell’artista oggi conservati rispettivamente in un museo di Cleveland e uno di Berlino.

Riaperto il sipario sulle potenti e sfolgoranti cromie originali, sono riemersi i danni provocati non solo dalle numerosissime perdite di colore ma anche da significative abrasioni e colature pregresse che, sempre in stretto dialogo con la Direzione lavori, sono state progressivamente risarcite pittoricamente riconferendo unità di lettura al racconto dell’artista.

Il restauro ha così restituito non solo un capolavoro alla sua città, ma anche uno spaccato vivo e pulsante della pittura del primo Seicento lombardo, riportando alla luce l’intensità cromatica e il linguaggio innovativo di uno dei suoi grandi protagonisti.

UN’OPERA RITROVATA, UNA SERATA PER COMPRENDERLA

Dopo il restauro, un’occasione per approfondire il significato artistico e religioso del grande dipinto di Camillo Procaccini nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Martedì 20 maggio 2025 alle ore 20.30, il priore don Gilberto Sessantini e la restauratrice Delfina Fagnani dialogano sul tema Apostoli intorno al sepolcro vuoto e colmo di fiori della Madonna di Camillo Procaccini: l’assunzione di Maria tra dogma ed estetica.

La serata, aperta alla cittadinanza, è ad ingresso libero e gratuito.

LE DICHIARAZIONI

Fabio Bombardieri presidente Fondazione MIA: “Il restauro si inserisce in un ampio progetto di recupero del prezioso patrimonio della Basilica di Santa Maria Maggiore, che la Fondazione sta attuando e che vedrà numerosi interventi volti alla valorizzazione di questo luogo, per la promozione della cultura e del territorio. Dopo l’imponente recupero del Coro ligneo di Lotto e Capoferri, ritorna alla sua originaria bellezza il grande dipinto di Camillo Procaccini che segue la forma concava dell’abside e che, oggi, rinnovato, esalta ulteriormente la magnificenza e la solennità di questo luogo della Basilica. Un ringraziamento a Fondazione Banca Popolare di Bergamo, che non fa mai mancare il suo supporto per la cura della Basilica, alla restauratrice Fagnani e al Soprintendente di Brescia, Angelo Loda, per aver eseguito e seguito con rigore professionale e grande passione il restauro di questo capolavoro dell’arte”.

Elena Carnevali sindaca Comune di Bergamo: “Sono molto riconoscente per l’attenzione e la cura che Fondazione MIA dedica alla Basilica di Santa Maria Maggiore, luogo simbolico e identitario della nostra città, custodito con competenza e responsabilità. Questo nuovo intervento sul dipinto di Camillo Procaccini si inserisce in un percorso di valorizzazione che sta restituendo alla “Cappella della Città” la sua piena bellezza. Un ringraziamento speciale va anche alla Fondazione Banca Popolare di Bergamo, che ancora una volta ha scelto di accompagnare con generosità questo impegno, confermando un legame profondo con la città e il suo patrimonio. Desidero infine esprimere gratitudine alla restauratrice Delfina Fagnani e al soprintendente Angelo Loda, con i quali si conferma una collaborazione solida e proficua: il loro lavoro, sempre rigoroso e appassionato, è un valore per tutta la comunità. Investire nella conservazione e nella valorizzazione della nostra storia è un modo autentico di guardare al futuro”.

Armando Santus presidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo: “Resta alta l’attenzione della Fondazione Banca Popolare di Bergamo, insieme a Intesa Sanpaolo, per la Basilica di Santa Maria Maggiore, autentico scrigno d’arte nel cuore di Città Alta. Il restauro del grande dipinto di Camillo Procaccini non rappresenta solo un intervento dal valore artistico in sé, volto a restituire alla tela la luminosità originaria delle sue pitture, ma si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione dello spazio absidale della chiesa, che ha già visto il recente restauro del Coro. Si tratta di opere diverse, ma tra loro collegate, che permettono ai visitatori di approfondire sempre di più la conoscenza dell’arte e della storia della Basilica, e quindi della città di Bergamo”.

Delfina Fagnani Sesti Restauri: “È sempre una preziosissima occasione di studio e conoscenza poter operare su manufatti di così alto valore artistico, sono quindi grata per la fiducia e la generosità riservatemi dalle Fondazioni MIA e Banca Popolare di Bergamo. Contribuire con i nostri interventi – in stretto dialogo con la Soprintendenza – alla sopravvivenza fisica ed estetica dei beni che costituiscono le nostre memorie comporta un costante senso di responsabilità, del quale, nonostante la quarantennale esperienza, continuo a sentire il peso in ogni anche minima fase e decisione operativa finalizzata al recupero conservativo e della capacità dell’opera di tornare a trasmettere interamente il proprio messaggio, e nel caso di questo racconto “dimezzato” degli Apostoli intorno al sepolcro vuoto di Maria, gli effettivi intenti pittorici del grande artista parmense”.

Nuovi spazi per persone con autismo all’Istituto Palazzolo di Grumello del Monte

Sta prendendo forma il progetto ‘Una Casa per Te’, promosso dall’Istituto delle Suore Poverelle – Istituto Palazzolo.

L’iniziativa prevede la riorganizzazione della RSD di Grumello del Monte (BG) e la realizzazione di spazi ed attrezzature per l’accoglienza e la promozione del benessere di persone con disturbi dell’autismo grave, con due nuovi spazi dedicati alle attività educative e al tempo libero la cui fase di lavori si è conclusa e che sono quindi pronte per essere utilizzate dai residenti dell’Istituto.

In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo l’Istituto Palazzolo ha organizzato oggi una visita ai nuovi spazi, a cui ha partecipato Rossella Leidi, vicepresidente Fondazione Banca Popolare di Bergamo.

Fondazione Banca Popolare di Bergamo ha finanziato con 25 mila euro la realizzazione di una stanza multisensoriale (stanza snoezelen), progettata per favorire il rilassamento e la comunicazione tra le persone e ridurre gli stati di angoscia e di aggressività. Uno spazio terapeutico che stimola i cinque sensi tramite effetti luminosi, suoni, musiche e profumi controllati.